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Cow-t 11 – Settima settimana – M7
Prompt: 006. He wasn’t an ex-boyfriend. But he was an ex-something. An ex-maybe. An ex-almost. 
Fandom: Attack on Titan
Rating: SAFE (sempre Angst)
Numero Parole: 2077
Note: ennesima Jean x Eren, non so il perché ma questo prompt mi grida loro. Era da un po' che non scrivevo su Attack on Titan e mi sono lasciata trasportare dall’ispirazione del momento. Possibili spoiler se non si è in pari con il manga!! Perché mi piace scavare nell’introspezione di Jean, personaggio che ho rivalutato tantissimo.
 
 
 
 
 
 
 
Non c’era mai stato bisogno di dare una definizione su cosa fossero stati lui ed Eren.
 
Ci aveva pensato la realtà a stravolgere quello che era sempre stato il loro piccolo mondo, il loro rifugio sicuro, la loro quotidianità.
 
Jean aveva avuto la fortuna, o la sfortuna, dipendeva dal punto di vista in cui la si voleva guardare, di incrociare lo sguardo di Eren appena messo piede al campo di reclutamento. Era stato immediatamente risucchiato da quegli occhi dal colore impossibile. Anche in quel momento, a distanza di anni, non riusciva a capire con esattezza di che sfumatura fossero gli occhi del giovane Jaeger. A prima vista sembravano verdi, ma appena la luce del sole si infrangeva contro quelle iridi creava dei giochi di colore che gli ricordavano le onde del mare. C’era anche del blu in quello sguardo. Lo stesso colore di quella vasta distesa d’acqua che avevano raggiunto al prezzo di innumerevoli vite. A pensarci ora, era come se tutta la sua vita fosse racchiusa nello sguardo di Eren. 
 
Quel moccioso irruento era finito con il diventare l’ago della bilancia, il giocattolaio che aveva il potere di distruggere o salvare il loro mondo.
 
Se qualcuno anni prima fosse venuto a raccontarglielo, Jean avrebbe riso di gusto, e forse sarebbe stato schernito come solito. Eren in poco tempo era passato da essere l’Ultima Speranza dell’Umanità a loro carnefice, il nemico da abbattere ad ogni costo.
 
Jean era stato solo uno spettatore di quegli eventi. Lui e il possessore del Gigante d’Attacco non stavano insieme, non più almeno. Arrivati a quel punto della storia, il ragazzo non sapeva nemmeno definire ciò che Eren Jaeger aveva rappresentato e rappresentava per lui. 
 
Si erano avvicinati quasi per caso, come spesso avviene tra adolescenti, e i loro litigi erano solo un modo per mascherare quel acerbo desiderio che era nato senza che potessero accorgersene. Non ricordava nemmeno chi avesse fatto il primo passo se lui o quel bastardo suicida, come aveva iniziato a chiamarlo. Jean sapeva solo che dalla prima volta che aveva assaggiato il sapore delle labbra di Eren era conscio che non ne avrebbe mai avuto abbastanza. Il fatto che quel ragazzino impudente nascondesse un mostro sotto la pelle se possibile, a quel tempo lo aveva eccitato ancora di più. Titano o meno, per lui Eren era sempre lo stesso, un moccioso da domare e zittire. 
 
Non sapeva Jean, cosa gli piacesse così tanto, forse era il carattere ribelle di Jeager o la sua caparbietà. C’erano momenti in cui aveva davvero voglia di spaccargli la faccia ma altri, soprattutto quando lo stringeva tra le sue braccia, in cui era certo che non esistesse un essere più bello e prezioso al mondo.
 
L’Eren quindicenne si era trasformato sotto i suoi occhi, era sbocciato giorno dopo giorno, diventando un bellissimo diciannovenne. I muscoli del suo petto si erano fatti più definiti,  come lui, era cresciuto in altezza ma i suoi occhi avevano finito con il perdere tutta la luce e l’innocenza che li avevano caratterizzati un tempo.
 
Eren Jeager non era mai stato innocente. Ora Jean lo sapeva.
 
Qualche anno prima, Mikasa gli aveva raccontato di come, quando erano ancora solo dei bambini, avessero ucciso gli uomini che avevano massacrato la sua famiglia. Quando aveva incontrato Eren per la prima volta, questi era già un assassino, e Jean non poteva saperlo. I suoi occhi però, tradivano ancora un barlume di speranza, un misto di arroganza e una folle dose di coraggio. A quel tempo, quando si erano avvicinati fino ad arrivare a sfiorarsi, Eren poteva ancora essere salvato dal pericolo più grande, se stesso.
 
Solo con il senno del poi Jean aveva capito che Eren era pericoloso, ma non nel modo in cui aveva creduto all’inizio. Come tutti gli altri, era stato ingannato da quel ragazzino dagli occhi impossibili, che nascondeva dentro di sé il potere di distruggere l’intera razza umana. 
 
Nel corso degli ultimi anni, quando avevano incontrato l’umanità al di là del mare, e il cambiamento di Eren si era fatto più evidente, Jean aveva cercato di incolpare chiunque. Zeke, Yelena, Marley. Quando invece il nemico più temibile di Eren si era rivelato essere Eren stesso.
 
Non ricordava nemmeno l’ultima volta che avessero consumato una notte di passione. 
 
Quel qualsiasi cosa ci fosse mai stato tra loro se n’era andato quando avevano raggiunto il mare o forse molto prima. Jean sapeva che si era trattato solo di  un amore adolescenziale, la sua prima cotta non poteva sicuramente durare per tutta la vita. Se erano fortunati sarebbero sopravvissuti entrambi fino a raggiungere l’età adulta. In un certo senso era tutto più semplice quando vivevano tra quelle alte mura e i nemici erano solo i Titani. Li anche due individui diversi come loro avevano potuto trovare una sorta di equilibro; scoprire quel sentimento che li legava e che a parole non potevano esprimere.
 
Non si erano soffermati così tanto su ciò che condividevano perché sapevano entrambi quanto il destino potesse essere imprevedibile. Erano molto giovani, ma nel corso delle loro brevi esistenze avevano già sperimentato il dolore della perdita. Sapevano che potevano amarsi un giorno ed essere fatti a pezzi quello dopo. Bastava una sola distrazione, una sola. Eren aveva visto l’intera squadra Levi sacrificarsi per lui. Jean aveva riconosciuto il cadavere di Marco prima che bruciasse insieme ad una pira di corpi senza nome. Le loro esistenze erano effimere come un battito di ciglia. Ecco perché non avevano mai dato un nome a quel sentimento. Non sarebbe servito a nulla.
 
Armin e Mikasa avevano capito tutto senza bisogno di spiegazioni. Conoscevano Eren meglio di chiunque altro e Jean ricordava, come un tempo fosse stato geloso di quel legame. Poi aveva compreso semplicemente come quei due fossero la famiglia di Eren, o ciò che ne rimaneva. 
 
Connie e Sasha dubitava avessero mai intuito qualcosa, all’inizio almeno, erano ancora troppo ingenui per accorgersi dei loro scambi di sguardi o come le loro mani avessero iniziato a sfiorarsi a riparo da occhi indiscreti. Historia sapeva, semplicemente perché con Ymir aveva avuto modo di condividere qualcosa di simile. Reiner era stato il più complicato e imperscrutabile. Solo anni dopo, quando lo avevano rivisto prima della battaglia finale, gli aveva confidato che era stato semplicemente geloso di lui. Jean lo aveva picchiato ma non per quello, aveva più di un conto in sospeso con il proprietario del gigante Corazzato e la menzione ad Eren era solo stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
 
Sul capitano Levi non poteva dire nulla. Se sapeva di loro, se n’era sempre guardato bene dal dire o fare qualsiasi cosa. Non lo aveva mai giudicato e per questo Jean gliene era grato. Hanji gli aveva parlato solo una volta, quando ormai era chiaro per tutti chi fosse il vero nemico del genere umano. Gli aveva chiesto se sarebbe mai stato in grado di premere il grilletto contro Eren, e quanto fosse emotivamente coinvolto in quella faccenda.
 
Jean ricordava solo di aver abbassato lo sguardo, colpevole. 
 
Ormai era certo di non provare più nulla per il minore dei fratelli Jaeger eppure non era sicuro di come avrebbe agito se si fosse mai presentata quell’eventualità.
 
Una parte di lui sarebbe sempre stata inesorabilmente legata a quel ragazzino. 
 
Non si vergognava del passato che avevano condiviso, sarebbe stato un atteggiamento ipocrita da parte sua, eppure faticava ad accostare l’Eren attuale, il loro nemico, all’immagine del ragazzino impertinente che aveva incontrato a quindici anni e che da allora giocava a tenere sotto scacco i suoi sentimenti.
 
Non avrebbe mai creduto che un giorno le loro esistenze sarebbero cambiate così profondamente, i nemici di ieri erano diventati alleati di oggi. Ogni qualsiasi logica, buonsenso o raziocinio era stato ampiamente superato. Eren semplicemente aveva varcato quel limite che lo aveva elevato a minaccia per l’umanità intera, ed in quanto tale andava abbattuto. Tutto qui.
 
Se chiudeva gli occhi Jean, rivedeva ancora come le sue gote si coloravano di un lieve rossore subito dopo aver ricevuto un bacio o fatto l’amore. Quella versione di Eren era in assoluto la sua preferita, mentre cercava di distogliere lo sguardo da lui. Il giovane Jaeger sbuffava, imprecava ma poi finiva col gettarsi nuovamente tra le sue braccia, come se Jean fosse il suo unico appiglio, la sua ancora di salvezza. 
 
Non voleva dubitare di lui, non avrebbe mai voluto farlo. Aveva iniziato la sera in cui Sasha era stata assassinata. Eren era seduto e fissava il vuoto, un lieve sorriso era spuntato sul suo volto e Jean aveva perso il controllo. Una loro amica, una compagna preziosa con la quale avevano combattuto fino a quel momento, era appena morta e lui rideva? Fu la prima volta che vide il lume della pazzia in quello sguardo. Come aveva capito in quel medesimo istante che quello ormai non era più l’Eren Jaeger che aveva conosciuto ed amato. Era solo il ricettacolo di non sapeva quanti giganti, un vero demonio. Forse Marley non si era affatto sbagliata, loro discendevano davvero da quelle creature, bastava osservare Eren per capirlo.
 
Una parte di Jean però aveva inconsciamente continuato a giustificarlo. 
 
Era sicuramente manipolato da Zeke, si ripeteva come un mantra nella sua testa.
 
Quando divenne chiaro, che Eren non rispondeva ad altri se non a sé stesso, Jean decretò la resa. Non c’era più nulla che potesse fare.
 
Si era preparato per lo scontro finale senza battere ciglio. La sua mente si era completamente svuotata. La sera prima, aveva finito con lo sfogare tutta la sua rabbia e la sua frustrazione verso Reiner, ma attaccarlo non lo aveva in alcun modo fatto sentire meglio, anzi, se possibile aveva solo aumentato il suo senso di colpa. Era quasi arrivato pure a perdonare la mocciosa che aveva ucciso Sasha. Alla fine tutti loro erano solo vittime di quel mondo, di quella società che li aveva messi gli uni contro gli altri. Ed Eren contro tutti.
 
Ora Jean si preparava a scendere in battaglia contro l’unica persona che avesse in qualche modo mai amato.
 
Amore. Era questo che aveva provato per Eren?
 
Ormai non ne era sicuro. Non era più sicuro di nulla. Non aveva nessuna certezza. 
 
Sapeva solo che ormai erano giunti all’epilogo. In un modo o nell’altro presto quella storia sarebbe finita. Non voleva pensare ad Eren, perché non voleva immaginare quale sorte gli sarebbe toccata.
 
Lo odiava, eppure non riusciva a farlo tanto da desiderarne la morte. 
 
Jean avrebbe sperato di ottenere una soluzione diplomatica. 
 
Quando la marcia dei colossali iniziò anche questa sua speranza venne meno.
 
Quando finalmente si trovarono a faccia a faccia con Eren bastò una sola occhiata. Un fugace scambio di sguardi. Jean conosceva ogni sfumatura di colore presente in quelle iridi e ne rimase sorpreso. Non riusciva a crederci.
 
Eren voleva essere lì e voleva che fossero proprio loro a fermarlo. Non aveva il minimo dubbio. Strinse saldamente la presa sulle lame che teneva tra le mani. Erano circondati e ovunque si voltasse c’erano giganti che avanzavano. Più ne uccideva e più ne comparivano.
 
Jean non seppe dire dove trovò il coraggio per tentare quel folle gesto, si diresse a gran velocità verso Eren. Azzerando la mente. 
 
Un solo taglio. Netto. Preciso. 
 
Sapeva di non averlo ucciso. Non avrebbe mai potuto dargli il colpo di grazia.
 
Eren un tempo era stato tutto il suo mondo, ora non sapeva cosa fosse. Però in quello sguardo aveva intravisto un barlume di speranza. Forse c’era ancora una qualche possibilità di redenzione, forse non tutto era perduto.
 
Appena toccò il suolo Jean si prese la testa tra le mani e si abbandonò ad un pianto liberatorio. Connie fu subito al suo fianco.
 
Aveva fatto il possibile, ora la decisione finale spettava ad Eren.
 
Non voleva credere che il loro epilogo sarebbe stato così. 
 
L’ultima cosa che vide come essere umano fu il cielo limpido, per una frazione di secondo pensò a come quel colore fosse simile allo sguardo di Eren. Era un folle senza speranza, era ancora innamorato del suo carnefice. Il destino aveva uno strano senso dell’umorismo.
 
Quello che Jean non poteva sapere era che anche Eren in quel momento aveva volto lo sguardo verso di lui. Anche il minore dei fratelli Jaeger avrebbe voluto un finale diverso ma la parola fine non era ancora stata scritta.
 

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