(Bungo Stray Dogs) - Mélodie de Cloches
Apr. 4th, 2022 09:49 pmCow-t 12 – Sesta settimana – M2
Prompt: Matrimonio
Fandom: Bungou Stray Dogs
Rating: SAFE
Numero Parole: 1558
Note: una cosina davvero easy su Verlaine e Rimbaud prima o poi un matrimonio tra loro lo scriverò XD
“Che cosa significa questo suono?” Verlaine si era fermato in mezzo alla strada tendendo l’orecchio verso melodia che aveva riempito l’ambiente intorno a loro. Arthur non aveva potuto evitare di sorridere fermandosi a sua volta per osservare il proprio compagno con un guizzo divertito. Questo lato di Paul gli era sempre piaciuto. Era come un bambino al quale bisognava insegnare ogni cosa. Il biondo aveva l’aspetto di un adulto, possedeva un potere spaventoso eppure c’erano dei momenti, come quello appunto, in cui ai suoi occhi pareva così innocente.
Accantonò subito quel pensiero. Era incredibile come avesse potuto accostare un simile aggettivo all’essere che era stato definito dai propri superiori come Bête, bestia. Rimbaud aveva potuto assistere in prima persona alla distruzione portata dal mostro che si nascondeva dentro l’animo del biondo, eppure c’erano degli istanti in cui semplicemente se ne dimenticava e finiva col vedere Paul per quello che era. Non si sarebbe mai stancato di cercare un modo per comprenderlo, per tentare di alleviare quella solitudine che sapeva muovere ogni suo passo. Lo avrebbe reso umano.
Accantonò subito quel pensiero. Era incredibile come avesse potuto accostare un simile aggettivo all’essere che era stato definito dai propri superiori come Bête, bestia. Rimbaud aveva potuto assistere in prima persona alla distruzione portata dal mostro che si nascondeva dentro l’animo del biondo, eppure c’erano degli istanti in cui semplicemente se ne dimenticava e finiva col vedere Paul per quello che era. Non si sarebbe mai stancato di cercare un modo per comprenderlo, per tentare di alleviare quella solitudine che sapeva muovere ogni suo passo. Lo avrebbe reso umano.
“Questo è il suono di campane. Qui vicino c’è una piccola chiesa” iniziò a spiegare.
“Campane?” Paul aveva assunto la solita espressione sorpresa di quando si sforzava per comprendere qualche concetto nuovo. Ad Arthur ricordava tanto un detective posto di fronte ad un nuovo caso complicato alla disperata ricerca di una soluzione.
“È una marcia nuziale. Staranno celebrando un matrimonio” concluse la spia stringendosi nel proprio cappotto. Verlaine però non lo stava più ascoltando. Aveva fatto un paio di passi in avanti guidato da quel suono. Rimbaud non poté fare altro che seguirlo sopratutto per evitare che combinasse qualche danno.
Come aveva dedotto, nella piccola chiesa di Saint Dénis si stava celebrando un matrimonio. La sposa era appena uscita da un’auto d’epoca e teneva a braccetto il padre facendo attenzione a non rovinare a terra per colpa del ampio strascico del vestito. Paul si era come pietrificato mentre osservava la scena ad occhi sgranati. Quelle iridi di solito fredde in quel momento conservavano un guizzo di meraviglia e stupore. Arthur fece qualche passo finendo accanto a lui.
La giovane sposa aveva appena raccolto dalle braccia di una delle damigelle un bouquet di fiori e stava facendo gli ultimi ritocchi al velo, reggendosi sempre al anziano padre che la guardava con un’amore e un’adorazione che Rimabud non avrebbe saputo descrivere a parole.
“È davvero bella non trovi?” disse voltandosi in direzione del proprio compagno che non aveva ancora detto una parola.
“Che cosa?” Paul parve confuso;
“La sposa. Trovo che sia molto graziosa”
“Sarà. Io invece stavo riflettendo su quanto possa essere scomodo muoversi con un vestito simile” fu l’inaspettata risposa del biondo. Arthur lo fissò allibito per una manciata di secondi prima di scoppiare a ridere di gusto.
“Guarda che sono serio. Se qualcuno dovesse attaccare l’edificio, senza contare le poche vie di fuga e lo spazio ristretto, quella donna non riuscirebbe a scappare o fare altro perché con indosso un indumento simile finirebbe con il cadere dopo pochi passi. Guarda come si sta sorreggendo a quel povero anziano” le risa del moro se possibile non fecero altro che aumentare.
“Non la sta sorreggendo perché ha paura di cadere ma per accompagnarla all’altare” spiegò dopo essersi calmato. L’espressione di Verlaine in quel momento fu impagabile.
“Aspetta ora ti spiego. Stiamo assistendo a un matrimonio”
“L’hai detto anche prima”
“Lo so ma mi sono accorto di non averti mai spiegato di cosa si tratti”
“Era menzionato in un’operazione di un paio di mesi fa” meditò il biondo picchiettandosi il mento con un dito. Questa volta fu il turno di Arthur di mostrarsi leggermente confuso prima di fare mente locale.
Un paio di mesi prima si erano infiltrati durante il rinfresco di un matrimonio, dovevano rubare delle informazioni nascoste in una cassaforte. Doveva essere stata in quell’occasione che il proprio partner aveva scoperto dell’esistenza di quella parola.
“Il matrimonio è un contratto che sancisce l’unione tra due persone” iniziò a spiegare. Verlaine non gli staccò gli occhi di dosso, ascoltando e assorbendo ogni informazione.
“Può avvenire come in questo caso con un rito religioso ma esiste anche il rito civile” proseguì.
“Io non potrò mai sposarmi con rito religioso” fu il solo commento del biondo. Arthur si zittì di colpo.
“Insomma io sono un’anima artificiale, sono lontano da qualsiasi grazia o volontà Dio, quando morirò non ci sarà nessun paradiso o inferno ad attendermi solo l’oblio”
“Paul perché mi sembra di capire che tu stia pensando di sposarti?” domandò Rimbaud allarmato.
“Noi due non ci sposeremo forse un giorno?”
La spia dai lunghi capelli corvini per un attimo credette di esserselo immaginato.
“Come prego?” chiese solo per esserne sicuro.
“Un contratto tra due persone non è forse come la nostra collaborazione?”
“Ecco, è leggermente più complicato di così”
“Non riesco a comprendere”
“Alla base deve esserci del sentimento tra le parti” Arthur non riusciva a trovare le parole adatte e la semi proposta di prima non aveva fatto altro che mandarlo in confusione oltre che provocargli uno strano calore all’altezza del petto.
“Sentimento? Perché mai per stipulare un contratto serve del sentimento?”
“Il matrimonio avviene tra due persone che si amano” tagliò corto la spia con un tono forse più alto del normale, tanto che un paio di passanti rivolsero loro degli sguardi curiosi.
Paul si zittì di colpo tornando a volgere tutta la propria attenzione alla sposa. Ormai era quasi entrata nell’edificio e stava scomparendo dal loro campo visivo.
“Perché per voi umani è così importante l’amore?” domandò.
Arthur strinse i pugni. Odiava quel lato di Verlaine, il modo in cui ricordava a sé stesso e al mondo come lui fosse solo un essere artificiale. Avrebbe fatto l’impossibile per arrivare a fargli cambiare idea. Rimbaud soffriva ogni volta che il proprio compagno pronunciava frasi simili.
“Quando proverai un simile sentimento lo capirai” fu l’enigmatica risposta che gli concesse.
In quel momento le campane tornarono a suonare e la sposa uscì dalla navata sotto una pioggia di petali bianchi e applausi. Il neo marito la teneva per mano ed entrambi sorridevano radiosi ringraziando i presenti.
“Sembrano felici” fu il solo commento di Paul. Arthur annuì.
“È un tipo di felicità che a noi non sarà mai concessa vero?” questa volta il moro preferì non rispondere.
Qualche stagione dopo…
Paul Verlaine stava passeggiando per le strade di Parigi. Era da parecchio tempo che l’ex Re degli Assassini non si concedeva qualche giorno di relax nella città che più di ogni altra aveva amato e della quale conservava nonostante tutto bellissimi ricordi. Aveva approfittato di incontro organizzato dalla Port Mafia, era una di quelle occasioni in cui era richiesta la presenza di uno dei cinque dirigenti e sfortunatamente lui era il solo a conoscere bene il vecchio continente europeo per non parlare della lingua e delle varie Organizzazioni criminali. Ovviamente dietro a tutto c’era lo zampino di Mori ma a Verlaine in quel momento non importava, era bello tornare a respirare l’aria di casa. Ricordare con nostalgia il proprio passato.
Di colpo un suono familiare catturò la sua attenzione. Erano delle campane e la melodia era simile a quella che aveva udito molti anni prima in compagnia di Arthur. Svoltò un paio di vicoli solo per ritrovarsi di fronte alla stessa chiesa dove anni prima aveva assistito ad uno sposalizio insieme al proprio partner. Era incredibile come certe cose nonostante tutto fossero rimaste immutate. Davanti a lui c’era una ragazza sorridente, un padre pronto a tenderle il braccio e tanti sorrisi felici.
Era lui ad essere cambiato.
Arthur Rimbaud era morto. Si era sacrificato per donargli una seconda vita. Ma prima ancora Paul aveva passato molto tempo vivendo con il senso di colpa per aver tradito quell’uomo che aveva finito con il dedicare a lui la propria esistenza.
Era stato solo alla fine che aveva compreso il legame che li aveva sempre uniti e si era dato dello stupido per non averlo realizzato prima.
Arthur lo amava, lo aveva sempre amato. Poteva intuirlo dai numerosi gesti piccoli e grandi che aveva sempre rivolto nei suoi confronti. Verlaine però era sempre rimasto cieco di fronte a tutto quello o forse aveva semplicemente deciso di chiudere gli occhi e fingere che il sentimento che li legava non fosse reale.
Ripensò alla conversazione avvenuta proprio in quel luogo quando con parole che mai come in quel momento gli parvero profetiche, aveva ipotizzato in un’assenza di lieto fine per loro.
In quel preciso istante le campane tornarono a suonare accompagnando la sposa fuori dall’edificio. L’ex spia osservò il suo sorriso e il bouquet di gigli bianchi, pensando come fossero il fiore preferito da Arthur.
“Ti avrei sposato volentieri così saremmo rimasti legati per l’eternità ma evidentemente non eravamo destinati a restare insieme. I mostri non possono camminare con gli esseri umani. Non ho mai compreso il perché tu abbia deciso di salvarmi. O forse sì. Non ho mai meritato il tuo amore Arthur, ma avrei stipulato volentieri questo contratto con te. Solo con te” affidò queste parole al vento mentre gli ultimi rintocchi di quella melodia si perdevano nel cielo che mai come in quel momento gli sembrò terso.