Feb. 24th, 2021

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Cow-t 11 – Terza settimana – M2

 

 

Prompt: 002 Guerra di Conquista

 

 

Fandom: Attack on Titan

Rating: SAFE

 

 

Numero Parole: 2592

 

 

Note: una sorta di Reincarnation AU dove i protagonisti di Attack on Titan sono destinati a continuare a reincarnarsi all’infinito.





 

 

Il loro mondo era stato distrutto e poi ricostruito più e più volte, mentre erano bloccati in un eterno ciclo di morte e rinascita. Nessuno sapeva o poteva ricordare quale fosse stata l’origine di tutto o quando quel incubo fosse iniziato. I protagonisti di quella storia sembravano semplicemente essere destinati a vivere e rivivere le stesse situazioni. Era come trovarsi all’interno di una clessidra, quando la sabbia cessava, essa veniva capovolta e tutto ricominciava daccapo. Ancora e ancora, all’infinito.


 

 

Vivere in quel modo significava incontrare sempre le stesse persone, continuare a provare le stesse gioie e gli stessi dolori. Trovarsi di fronte alle medesime scelte, che seppur leggermente diverse finivano con il condurli sempre verso il medesimo epilogo. Forse erano stati maledetti. Quella era solo la giusta punizione per qualcosa, stavano espiando un qualche peccato, una colpa. Nessuno lo sapeva con certezza perché nessuno sembrava conservare la memoria delle proprie esistenze pregresse.


 

 

Non potevano ricordare il loro passato. Nessuno di loro ricordava di aver lottato, amato, perso. Erano tutti solo delle pedine in un gioco molto più grande e complesso.


Però, per quanto certe cose potessero cambiare, altre paradossalmente rimanevano immutate.


Una di queste certezze, in ogni mondo o realtà o come altro la si voleva chiamare, era la guerra. Eldia contro Marley. Potevano cambiare le forme e i tipi di governo, da semplici regni a imperi, eppure, ad un certo punto della storia, i protagonisti erano costretti ad imbracciare le armi e scendere in campo. C’era sempre una casa da difendere o una terra da conquistare. Amici da salvare e nemici da sconfiggere. Anche in quell’ultima vita le cose non sembravano essere cambiate più di tanto.


***


Levi stava distrattamente pulendo il suo fucile, poco distante da lui Erwin scriveva qualcosa illuminato solo dalla fioca luce di una candela. Anche quella volta erano insieme, erano compagni d’arme, non poteva che essere altrimenti. Il biondo era un Comandante, come sempre, mentre Ackerman un Capitano. Si erano conosciuti per caso, durante l’addestramento e non si erano più lasciati. All’inizio era stata una semplice amicizia segnata da un forte rispetto reciproco che presto si era evoluto in un sentimento diverso e sconosciuto per entrambi. Se i dettagli del loro primo incontro non potevano che essere più diversi l’epilogo per loro era destinato a rimanere sempre lo stesso.


C’era qualcosa in Erwin, Levi lo aveva sempre saputo o per meglio dire intuito. Si sentiva come legato a lui in maniera quasi indissolubile. Il Capitano dello squadrone Paradis non poteva sapere che quelli erano solo gli ultimi strascichi di ricordi appartenenti ad un’altra vita. Una fatta di mura, titani e morte, soprattutto morte. Non ricordava Levi, di quando Erwin gli aveva affidato come ultima missione quella di distruggere il Gigante Bestia e salvare l’umanità, prima di guidare la testa di una carica suicida. Forse era meglio così. Ripartire daccapo, ricominciare tutto era più facile.


Non tutti però condividevano quella fortuna.


Un giorno, il Capitano avrebbe scoperto che esistevano individui che erano i grado di conservare quelle memorie. Quei pochi eletti o maledetti, dipendeva dai punti di vista, ricordavano ogni cosa, ogni esistenza, ogni vita che avevano vissuto. Di solito si trattava di coloro che in qualche maniera avevano avuto a che fare con Ymir o con i titani.


Una cosa era certa, oltre ai passati possessori dei giganti questi ricordi potevano essere in qualche modo risvegliati anche tra i membri della famiglia Ackerman.


Sarebbe stato lo shock per la morte di Erwin a risvegliare tutti i ricordi di Levi, ma procediamo con ordine.


Lo squadrone Paradis stava avanzando con l’intento di liberare il Distretto di Liberio, dove molti loro compatrioti eldiani erano tenuti come prigionieri dall’impero di Marley. Il nemico, nel corso dell’ultimo anno aveva iniziato ad espandere progressivamente i propri territori e si era fatto sempre più minaccioso. Nessuno si era aspettato la caduta e la successiva conquista di Liberio. C’era voluto del tempo prima di organizzare il tutto, ma ora Eldia era pronta a sferrare il contrattacco. Alla testa di questa missione ci sarebbe stato lo squadrone Paradis capeggiato dal leggendario Capitano Levi della famiglia Ackerman. Da quando l’impero di Eldia era stato fondato, c’era sempre stato un Ackerman che si era distinto nei gradi nell’esercito per le proprie prodezze militari.


Così Levi e i suoi, avevano attraversato il mare e raggiunto quei territori tanto sconosciuti quanto ostili. La missione doveva essere semplice e dai rischi calcolati. Erano reduci da mesi e mesi di pianificazioni e simulazioni, nulla poteva andare storto, o perlomeno erano certi di aver calcolato ogni singola variabile. Erano stati Erwin e Armin a farlo, e loro erano due delle menti migliori che Eldia potesse vantare.


La sera prima della battaglia, Levi aveva deciso di pulire ad una ad una, con estrema minuzia, le armi che avrebbe utilizzato l’indomani. Era fissato con l’ordine e l’igiene. Capitava spesso che i fucili finissero con l’incepparsi per colpa della sporcizia o della mancata imperizia. Era una delle tante piccole manie che il Capitano aveva mantenuto in ogni sua vita, l’ossessione per la pulizia. Erwin ormai non ci faceva nemmeno caso. Se rilassava il suo compagno, chi era lui per lamentarsene.


Inoltre quella era la sera prima della battaglia, non sarebbe stato facile chiudere occhio. Appoggiò distrattamente la penna sul tavolo e si mise ad osservare Levi. Sembrava più giovane di quello che era, complice forse la bassa statura, eppure era un guerriero formidabile. Rapido, veloce, ma soprattutto letale. Erwin ogni volta non poteva evitare di rimanere a bocca aperta di fronte ai suoi movimenti. Levi sembrava essere nato per combattere. Aveva una mira infallibile e anche nel corpo a corpo o negli scontri ravvicinati era il migliore. In molti lo guardavano con una punta d’invidia. Il Soldato più forte dell’umanità, lo avevano soprannominato, ma per lui Levi non era solo quello, non era una macchina fatta per uccidere, era qualcosa di più e avrebbe fatto il possibile perché almeno lui potesse tornare a casa.


Smettila di fissarmi sei quasi inquietante”


Erwin aveva sorriso. Era stato colto in fragrante ma per una volta non gli dispiaceva.

Scostò di poco la sedia in un muto invito che Levi impiegò solo qualche secondo di troppo a voler cogliere.


Non ti ci abituare”


Non intendo farlo”


Ti sto viziando troppo Erwin”


Concluse prima di far collidere le loro labbra e sedergli in grembo. Il bacio con cui intrappolò il biondo sotto di sé durò parecchi minuti. Non appena si staccarono gli lanciò un’occhiata inequivocabile prima di alzarsi dalle sue gambe e gettarsi a letto. Il Comandante lo seguì poco dopo. Nonostante fossero bloccati in un destino di guerra e morte nulla poteva impedire loro di ritagliarsi effimeri istanti di felicità come quello che stavano vivendo.

 

***


Aveva studiato ogni singolo dettaglio, ogni variabile matematica e strategica possibile. Credeva di aver previsto ogni scenario, ma Erwin non aveva fatto i conti con quel destino beffardo che sembrava solo volersi prendere gioco di loro.


Semplicemente la storia era destinata a ripetersi, ancora e ancora, in un ciclo che pareva essere infinito.


Questa volta, il Comandante Erwin era vissuto qualche anno in più e aveva potuto vedere Liberio. Era stato durante la battaglia per conquista del Distretto che era coraggiosamente venuto a mancare. La situazione in poco tempo si era fatta disperata e sembrava non esserci nessuna via d’uscita. Il Comandante aveva deciso di fare da esca finendo con l’essere ferito. Per l’ennesima volta, Levi aveva assistito alla morte del unico uomo che avesse mai amato o rispettato. Di nuovo il suo carnefice era stato Zeke Jaeger, il capo dei Guerrieri di Marley.


Quando Levi aveva alzato lo sguardo per incontrare quello di quel traditore di colpo si sentì come invaso da una potente scarica elettrica. Ricordò tutto. Rivide se stesso con le Ali della libertà sulle spalle mentre quel bastardo di Zeke trasformato in gigante uccideva Erwin colpendolo con una pioggia di pietre. Rivide ogni cosa. Rivide se stesso che ogni volta si trovava ad assistere impotente al suicidio del biondo. Nei suoi ricordi, Levi vedeva il Comandante gettarsi verso la morte solo per poter regalare a tutti loro una qualche chance di vittoria.


In quel momento però il Capitano non sapeva che farsene. Non gli importava di Eldia, Marley, che bruciassero entrambe. L’unica cosa che voleva era uccidere quel biondo traditore che non solo si era rivelato una spia nemica ma ora gli aveva portato via Erwin.


Intorno a loro c’era solo il caos. Il resto dello squadrone Paradis e il loro esercito stava pian piano entrando in città e completando la liberazione del Distretto. La roccaforte principale era quasi del tutto conquistata. Si potevano sentire in lontananza ancora degli spari e boati che erano solo l’ultimo disperato grido di Marley. A Levi però non importava. Avevano vinto quella battaglia, avrebbero pure potuto vincere la guerra ma questo non sarebbe servito a ridargli Erwin. In più, la sua mente era invasa da tutti quei ricordi, sembravano sogni ad occhi aperti e, a un certo punto, non era più sicuro di distinguere la realtà da quelle visioni. In quelle immagini però c’era un filo conduttore, un tutti quei ricordi il punto comune, oltre ovviamente ad Erwin era quell’uomo che se ne stava in piedi poco distante da lui e che gli sorrideva compiaciuto.


Vedo che hai ricordato tutto, Capitano Levi”


Ackerman lo avrebbe ammazzato volentieri solo per levargli quel sorriso dalla faccia. Dunque anche il maggiore dei fratelli Jaeger aveva conservato i ricordi delle loro esistenze passate. Quelle non potevano essere solo fantasie prodotte dalla sua mente in stato di shock. Levi assimilò anche quell’informazione prima di imbracciare il suo fucile e puntarlo verso l’uomo.


Ti preferivo quando maneggiavi delle lame ma devo ammettere che anche con questo armamento più moderno sei molto spaventoso”


Il moro non aveva voglia di perdersi in chiacchere, desiderava solo vendicare Erwin.


Anche se oggi mi uccidi non porrai fine alla guerra. Non sono io il nemico finale, il mostro di tutta questa storia”


Levi abbassò di poco il fucile. Vagamente credeva di aveva intuito di cosa l’altro stesse parlando.


Perché le cose continuano a ripetersi, tu sai che significa?”


Zeke lo aveva osservato con la solita espressione da presa in giro;


Ne so quanto te”


Aveva ammesso il biondo alzando le spalle e facendo il finto tonto. Levi caricò l’arma.


Ehi dico davvero, non so perché siamo destinati a questo continuo ciclo di morte e rinascita”


Deve essere iniziato in qualche modo. Ci deve essere una causa”


E se non ci fosse? E se semplicemente fosse destino?”


Non credo nel destino e non ci credeva nemmeno Erwin”


Premette il grilletto.


Seguirono attimi di completo silenzio.


Zeke cadde su se stesso finendo riverso a terra in una pozza di sangue.


Levi sbuffò, ucciderlo non gli aveva dato alcuna soddisfazione particolare e soprattutto non avrebbe riportato indietro Erwin. Abbassò l’arma, in lontananza poteva sentire le urla di giubilo della sua squadra. L’attacco doveva essere riuscito, Liberio era stata riconquistata e liberata da Marley. Al Capitano però non interessava. Nella sua mente continuava a vedere il suo passato e insieme a quello, una parte di lui aveva come il sentore che questa loro vittoria fosse solo il preludio della fine. Troppe cose restavano immutate in ogni loro esistenza; Zeke che uccideva Erwin e lui che toglieva la vita al biondo erano solo un esempio.


Levi sapeva che la guerra sarebbe continuata, lo scontro presto sarebbe arrivato al suo culmine. Liberio era solo l’inizio, come lo era stato la morte di Erwin. Era tutta una concatenazione di eventi, azioni destinate a ripetersi all’infinito e così sarebbe stato anche per la guerra. Si sistemò meglio il fucile in spalla e si incamminò per raggiungere il resto della sua squadra.


***


Non appena mise piede in città venne avvolto da un abbraccio fin troppo caloroso di Hanji, quasi materno.


Mi hanno raccontato di Erwin, è successo davvero Levi? Erwin è…?”


Non riuscì a terminare la frase che scoppiò in lacrime. Il Capitano non aveva detto nulla ma probabilmente bastava guardarlo in faccia per intuire il suo stato d’animo. Continuava ad interrogarsi su quelle visioni Levi. Paradossalmente la persona con la quale avrebbe tanto voluto parlare in quel delicato momento era proprio Erwin, non si fidava di nessun altro. Avrebbe potuto raccontare tutto ad Hanji ma molto probabilmente non gli avrebbe creduto e gli avrebbe solo prescritto una seduta di terapia post traumatica.


Nei giorni seguenti si mise a scrivere. Appuntò su un taccuino ogni ricordo, ogni flash del passato che gli attraversava la mente. Che fossero frasi, dialoghi o semplici immagini, annotò ogni cosa.


 

 

La conquista di Marley si concluse solo dopo altri quattro lunghi anni. Durante questo breve lasso di tempo molti fatti avevano finito nuovamente con il ripetersi: la follia che aveva colto Eren, la scomparsa di Sasha, l’incoronazione di Historia. Levi non era riuscito a trovare una spiegazione a tutto quello, dovevano forse accettare semplicemente quella storia? No, non lo avrebbe fatto. Mai. Non si sarebbe arreso.


 

Il Capitano era sempre più tormentato dal pensiero che forse la morte di Erwin si sarebbe potuta evitare, se solo avesse potuto ricordare prima. A salvarlo dalla depressione che sembrava volerlo inghiottire arrivò Mikasa.


Erano lontani parenti, condividevano lo stesso cognome oltre che beh lo stesso passato. Anche lei era rimasta profondamente segnata dalla guerra e da quel mare di eventi che ne erano conseguiti. Grazie a Mikasa, Levi poté trovare altri tasselli a quel puzzle intricato che erano i suoi ricordi e proprio grazie alla presenza della ragazza iniziò pian piano a tornare a vivere.


 

 

Nei miei incubi vedo me ed Eren bambini. Lui uccideva degli uomini per salvarmi”


 

 

Levi ascoltava sempre in silenzio e lei gliene era segretamente grata.


 

 

Io rivedo solo Erwin morire lui e quel bastardo traditore di Zeke. Non ho molti ricordi su voi mocciosi”


 

 

Forse siamo destinati a rivedere solo chi abbiamo in qualche modo amato”


 

 

Si guardarono a lungo negli occhi;


 

 

Tu amavi il moccioso”


 

 

Non era una domanda, più che altro una constatazione.


 

 

In ogni vita. Sono sempre stata al suo fianco, l’ho difeso, protetto ma ogni volta non è bastato. Hai visto anche tu come è andata a finire”


 

 

Forse ci sono delle cose impossibili da cambiare”


 

 

Mikasa lo incenerì con lo sguardo.


 

 

Pensi lo stesso della morte del tuo Comandante, pensi che anche la sua di morte non fosse evitabile?”


 

 

Attenta a come parli ragazzina”


 

 

Te la sei cercata Capitano. Sono venuta perché speravo potessimo aiutarci a vicenda ma se non vuoi collaborare”


 

 

Fece per andarsene quando Levi l’afferrò per un braccio.


 

 

Resta. Hai ragione. Parliamo”


 

 

Parlarono a lungo, si confrontarono, ma non riuscirono comunque a risolvere il mistero che aleggiava sopra le loro teste. Decisero di rimanere insieme, non c’era nulla tra loro, ma era meglio affrontare il resto delle loro esistenze uniti piuttosto che convivere ogni giorno con i loro rimpianti e dolori in solitudine.


 

 

In un caldo mattino d’estate, Mikasa stava stendendo i panni al sole mentre Levi puliva la cucina. Un bambino, non poteva avere più di dieci anni correva dall’altro lato della strada. La donna fu la prima ad accorgersi di lui, gli bastò incontrare il suo sguardo, c’era solo una persona al mondo con le iridi di quel colore impossibile;


Eren sei tu?”


 

 

Fu tutto quello che riuscì a dire.



Ciò che diciamo principio spesso è la fine, e finire è cominciare.
(Thomas Stearns Eliot)


 

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