Cow-t 12 – Quinta settimana – M2
Prompt: “E alla fine, niente lieto fine”
Fandom: Case Study of Vanitas
Rating: SAFE (con angst)
Numero Parole: 3635
Note: Primo tentativo in assoluto su questo fandom!! Un what if in cui immagino che Louis De Sade sia ancora vivo e che la sua morte sia stata una farsa ma qualcosa di orchestrato.
Ricordi, a Noè non resta nient’altro che questo, solo un pugno di ricordi. Un’alba su Parigi, il suono della voce di Vanitas, il suo sguardo, quegli occhi talmente blu in cui specchiarsi e vedervi riflesso molto più di quanto avesse mai immaginato. Il vampiro china il proprio capo, attendendo qualche secondo prima di intingere di nuovo la penna nel calamaio. Avverte il bisogno di concedersi qualche istante, per separare i ricordi che come un fiume in piena gli attraversavano la mente, non lasciandogli via di scampo. Ormai Noè non riesce a discernere cosa sia stato reale e cosa frutto della propria mente. Sono troppi i pensieri che affollano il suo animo, un nome su tutti, Vanitas. Chiude gli occhi, rivedendo se stesso arrivare tardi, la mano del ragazzo scivolare lentamente dalla sua. Sente il bisogno di mettere nero su bianco quei pensieri, non deve dimenticare, non può farlo. Non vuole. Dimenticare è un lusso che non gli deve essere concesso.
Vanitas
Poggia la penna dopo aver completato l’ennesima pagina e si prende di nuovo qualche istante per osservare il cielo fuori dalla finestra.
C’è la stessa luna di quella sera, del giorno in cui si sono visti per l’ultima volta. In cui si sono detti addio.
Da bambino, Noè ricordava di aver trascorso molte notti ad ammirare quell’astro trovandolo semplicemente bellissimo. Non gli era mai importato di che colore fosse, rosso o blu per lui non faceva alcuna differenza. Erano passati molti secoli eppure era incredibile come certe cose nonostante tutto fossero rimaste le stesse, immutate, come il corpo del vampiro o quelle zanne maledette. Osservare la luna aveva il potere di calmarlo. Lo riportava indietro nel tempo, a quando era solo un piccolo orfano e il Maestro lo aveva accolto nella propria casa.
Ripensò al giorno in cui aveva conosciuto Domi e Louis.
Louis
Noè intinse nuovamente la penna nel calamaio. Stava piangendo.
Il primo ricordo spesso riporta alla memoria anche l’ultimo.
***
Parigi – Molte notti prima
«Parlami di Louis»
Era iniziato tutto con una semplice frase, una richiesta che aveva abbandonato le labbra di Vanitas di solito piegate da un leggero sorriso di scherno ma in quel momento mosse da qualcosa di diverso che Noè non aveva saputo interpretare. Come sempre il vampiro avrebbe compreso solo in seguito le intenzioni dell’altro. Forse era davvero troppo ingenuo, come Vanitas continuava a ripetergli. Per questo aveva speso diversi secondi prima di rendersi conto del significato nascosto in quelle parole, come di quel nome che il possessore del Libro maledetto non poteva conoscere.
Louis era il suo segreto. Non ne aveva mai parlato in sua presenza. Ne era certo.
Il vampiro si limitò ad aprire per poi richiudere le labbra sgranando gli occhi ed assumendo l’espressione più sorpresa del proprio repertorio.
Era una situazione simile a quel giorno in cui aveva domandato a Vanitas il significato di amore, anche se questa volta i ruoli erano invertiti. Di solito era l’umano che sembrava possedere tutte le risposte ed era il compito di Noè quello di riempirlo di domande. Sapeva di non potersi ancora fidare completamente di Vanitas, aveva imparato suo malgrado a conoscerlo ma allo stesso tempo ad apprezzarlo. L’umano era quello che era. Lo era sempre stato. Sin dal loro primo incontro gli aveva rivelato quali fossero i propri intenti ed era stato lui il solito stolto a non comprenderli.
Ma Louis. Era un argomento che volutamente non avevano mai toccato. Apparteneva ad un passato che Noè vedeva così lontano ma il cui eco continuava ad inseguirlo con forza, senza lasciargli via di scampo. A volte, capitava ancora nel cuore della notte che si svegliasse in preda alle lacrime ricordando di come l’amico fosse spirato davanti ai propri occhi. Le ultime parole del piccolo De Sade, seguite dalla sua disperata richiesta d’aiuto. Noè avvertiva ancora il suo fiato caldo contro il proprio collo, mentre i loro volti si facevano sempre più vicini. La voce dell’amico rotta dai singhiozzi mentre lo pregava di ucciderlo.
Noè non avrebbe mai dimenticato quegli occhi disperati come la sua testa mozzata.
Da quel momento in poi la luna aveva smesso di brillare, la Terra di girare. Il piccolo Archiviste era rimasto immobile mentre il suo Maestro gli tendeva la mano e sorridendo conduceva lui e Domi a casa, al sicuro, si, erano state quelle le parole che aveva utilizzato il vampiro senza volto, mentre gli accarezzava il capo.
A quel punto, il giovane Noè era stato invaso da un’improvvisa sensazione di sollievo, era sopravvissuto. Ricordava di aver alzato il volto cercando di trovare la stessa espressione sul viso del proprio salvatore. Non sapeva nemmeno lui cosa sperasse di vedere, paralizzato come era dalla paura, che ancora guidava i suoi movimenti.
Raccapricciante. Era stato il suo unico pensiero quando era riemerso da quel torpore che non gli aveva lasciato scampo.
Noè si era sentito un mostro. Oltre che un essere inutile. Non era stato in grado di fare nulla quella notte. Non aveva difeso Domi, i suoi amici e non aveva potuto salvare Louis.
Il suo migliore amico. La persona per lui più importante.
Sbatté un paio di volte le palpebre. Vanitas era ancora a qualche metro da lui e lo fissava con quelle iridi troppo azzurre per essere umane.
«Non conosco nessuno con quel nome» rispose cercando di scappare da quello sguardo pericoloso. Noè non riusciva a mentire davanti a Vanitas, a quegli occhi blu come la luna che avrebbe dovuto odiare, come quella stirpe maledetta che gli aveva arrecato tanto dolore. Eppure lui non riusciva ad odiare nessuno. Amava sia umani che vampiri, era convinto che nonostante tutto fossero simili, creature piene sia di pregi che di difetti.
«Vi ho sentiti l’altra sera. Tu e Dominique. Lei ha fatto quel nome» il ragazzo aveva ripreso a parlare e dall’espressione comparsa sul viso del vampiro, capì di aver fatto centro.
Sotto certi aspetti Noè era un completo mistero. Lo era stato sin dal primo momento in cui le loro strade si erano incrociate. Vanitas non aveva mai incontrato nessuno come lui, né tra gli umani né tra i vampiri. Era un pericoloso mix di stupidità, forza e innocenza. Si ripeteva di odiarlo, di non sopportarlo, eppure non riuscivano a stare troppo lontani l’uno dall’altro. Per convenienza si era ripetuto, anche se preferiva non interrogarsi troppo su quella questione. Si preoccupava per lui, era innegabile e Dante si era premurato spesso di farglielo notare.
C’erano delle cose di Noè che gli piacevano, o meglio, aspetti che trovava divertenti. Come il suo sguardo che si illuminava ogni volta che si trovavano per le strade di Parigi. O mentre assaggiava una tarte tatin.
Anche se in realtà, erano di più quelle che trovava fastidiose, come il bisogno costante di doverlo tenere sotto controllo. Bastava una minima distrazione e finiva con il perdere le tracce del vampiro. Un pomeriggio aveva speso mezz’ora a cercarlo per poi scoprire che era semplicemente tornato in albergo. Ricordava come il suo cuore avesse perso un battito quando aveva creduto che fosse in pericolo di viita per poi trovarlo a riposare tranquillamente nel proprio letto abbracciato al solito cuscino.
Nonostante tutto però Vanitas non poteva impedirsi di provare un leggero senso di fastidio ogni volta che il suo sguardo finiva con l’incontrare quello di Dominique. E la donna l’aveva capito. Sapeva come la propria presenza al fianco di Noè non fosse gradita. Aveva tentato sin dal loro primo incontro di separare il suo amico da quel pericoloso umano ma non c’era riuscita, e da quel momento in poi aveva iniziato una crociata silenziosa contro Vanitas. Distratta solo dalla dolcezza di Jeanne.
«Ti ripeto che non conosco nessun Louis» aveva ribadito Noè continuando a distogliere lo sguardo, cercando di accarezzare Murr che continuava a passargli davanti.
«Cosa stai cercando di nascondermi?» aveva insistito l’umano prendendosi gioco di quella reazione, avvicinandosi.
«Non è una storia che ti riguarda» Vanitas sorrise, il vampiro era così ingenuo. Non c’era quasi gusto nel provocarlo. Era troppo facile.
«Allora ammetti che ci sia qualcosa» fu in quel momento che Noè capì di essersi scavato la fossa da solo. Era finito nell’ennesima trappola di quel mascalzone.
«Era il fratello di Domi. Il mio migliore amico» finalmente il vampiro trovò il coraggio di guardarlo negli occhi. L’uomo aveva inclinato leggermente la testa, confuso da quelle parole.
«Era?»
«Louis De Sade è morto. Molti anni fa»
Per una volta, Vanitas si pentì della propria curiosità. In fondo anche lui aveva un passato oscuro che mai avrebbe voluto far trapelare e soprattutto conoscere a Noè. Al laboratorio del Dottor Moreau il vampiro dai capelli argentei aveva finito con lo scoprire degli esperimenti ma era stato solo dopo aver bevuto il sangue di Misha che aveva potuto comprendere la sofferenza di Vanitas o il suo legame con il clan della luna blu. C’erano così tante cose che avrebbe preferito nascondere. Per questo aveva sempre rifiutato a Noè il proprio sangue. Sarebbe stato troppo.
«Io. Ecco» per la prima volta era un difficoltà, non aveva la minima idea di come comportarsi in una situazione simile. Non credeva che un nome avrebbe riesumato ricordi tristi, aveva agito senza riflettere. Noè aveva un’espressione talmente triste che sembrava sul punto di scoppiare a piangere. Fu però lo stesso vampiro a salvarlo da ogni impiccio;
«Non potevi saperlo. In fondo per te era un semplice nome. Per me Louis era molto di più di questo.» Fu come ricevere una pugnalata in pieno petto. Vanitas non aveva mai provato in diciotto anni di vita una sensazione simile. Era come se improvvisamente il proprio cuore avesse smesso di battere. Nemmeno la vicinanza di Jeanne o il suo morso avevano provocato tanto, ma nemmeno gli esperimenti a cui era stato sottoposto. Era un dolore diverso che semplicemente aveva la forza di bloccargli il respiro.
«Louis, il fratello maggiore di Domi. Eravamo sempre insieme. Era tranquillo, colto e a volte dispettoso. È stato decapitato quando eravamo bambini perché maledetto» nel dirlo Noè si protese in avanti portandosi una mano alla bocca, sembrava sul punto di vomitare. Anche se a Vanitas ricordò molto più un attacco di panico. Si avvicinò non sapendo bene da dove iniziare per aiutarlo. Chissà cosa era successo in passato, e del perché vedere il vampiro in quello stato lo avesse scosso tanto profondamente. Non si era mai interrogato su quanto Noè contasse per lui. Non era nemmeno certo di voler conoscere la risposta.
Ricordare faceva male per l’ultimo degli Archiviste, questa volta era come immergersi in un’oscurità senza fine. Si sentiva trascinare sempre più a fondo, in profondità. In un luogo dove nemmeno la luce della luna poteva raggiungerlo. Era una sensazione non troppo dissimile da quella che provava la prima volta che assaporava il sangue di qualcuno. Noè stava letteralmente affogando nei propri ricordi, nel dolore che la morte di Louis aveva provocato. Troppi sentimenti affollavano il suo animo e la sua mente. Compresa la voce di Naenia, quella poteva distinguerla chiaramente nonostante il caos dei propri pensieri. Furono le braccia di Vanitas a riportarlo alla realtà. Quando il vampiro aprì gli occhi si trovò stretto nell’abbraccio dell’umano. Vanitas era così caldo. Era un tepore piacevole.
«Non sono stato in grado di salvarlo. Non sono riuscito a fare nulla. Avrei tanto voluto avere il potere di proteggerlo» ammise tra i singhiozzi.
Vanitas si trovò ad accarezzargli la schiena, quella era la prima volta che provava a consolare qualcuno e non era sicuro di come muoversi. Tutta quella situazione lo aveva preso in contropiede.
«Hai detto che eri un bambino. Cosa avresti potuto fare?» Noè tirò su col naso facendo attenzione a non sporcare le vesti dell’umano a cui restava saldamente aggrappato.
«Eravamo diventati amici con dei bambini che vivevano al villaggio. Giocavamo sempre insieme ed avevamo persino trovato un nostro rifugio segreto. Ero insieme a Louis quando Domi entrò in camera e ci disse che una di quei bambini, Mina sarebbe stata giustiziata dai Borreau il mattino seguente. Non potevo accettarlo» Vanitas non faticò ad immaginarsi quella scena, come anche il resto del racconto del vampiro. Noè era così prevedibile.
«Avevamo deciso di salvarla. L’avremmo fatta fuggire di nascosto nel cuore della notte»
«Noè» tentò ma il vampiro non lo fece proseguire.
«Eravamo solo dei bambini. A quel tempo non avevo la più pallida idea di cosa volesse dire essere un Maledetto. Lo scoprii quella sera, quando vidi Mina perdere il controllo in preda alla sete ed attaccare Fred. Ero paralizzato dalla paura, non sapevo che fare» il vampiro strinse i pugni e Vanitas in risposta fece lo stesso, stringendo la propria presa su di lui, impedendogli di scappare.
«Che cosa avvenne poi?» perché l’umano era certo, il peggio doveva ancora arrivare.
«Louis attaccò Mina» Noè iniziò a tremare.
«Poi perse il controllo e attaccò anche Gilles e Fanny. Quello non era il mio Louis, non poteva esserlo. I suoi occhi. I suoi occhi » cercò di disfarsi da quell’abbraccio solo per prendersi il volto tra le mani. Ogni volta che riviveva quella scena il dolore diventava insopportabile. La voce di Naenia nella sua mente non gli lasciava scampo, continuando a ricordargli come quel giorno avesse fallito nel proteggere i propri cari. Chiedendogli a gran voce quale fosse il suo più grande desiderio. Come se non fosse ovvio. Riaverlo.
«Louis non era in sé. Doveva essersi contagiato dopo aver ucciso Mina. Mi pregava di ucciderlo, di porre fine alle proprie sofferenze»
«Che hai fatto Noè?» Vanitas aveva quasi timore di ascoltare una risposta;
«Ero completamente paralizzato dalla paura. Non potevo fare nulla. Sono rimasto immobile. Louis era davanti di me, in quel momento gli avrei lasciato bere il mio sangue. Gli avrei concesso ogni cosa perché tornasse ad essere l’amico che ricordavo» qualcosa non tornava in tutta quella storia; più di un sospetto si fece largo nella mente di Vanitas.
«Chi l’ha ucciso?» solo allora Noè sembrò tornare alla realtà. Lo fissò spaesato prima di rispondere;
«Il mio Maestro. Era tornato prima da un viaggio di lavoro. Ha salvato me e Domi. Decapitando Louis»
«Ha decapitato il suo stesso nipote?» la crudeltà di certi vampiri aveva ancora nonostante tutto, il potere di sorprenderlo;
«Non avevano legami di sangue» si sentì in dovere di spiegare Noè.
«Ciò non toglie che l’abbia ucciso» fu la replica di Vanitas «Non so che strani concetti voi vampiri abbiate di amicizia o famiglia. L’uomo che ti ha cresciuto ha ucciso un ragazzino davanti ai tuoi occhi come puoi difenderlo?»
In effetti le parole di Vanitas avevano un senso, allora perché Noè non riusciva a odiare il proprio Maestro? Aveva incolpato in tutti quegli anni solo se stesso. Era colpa sua se Louis era morto. Se solo lo avesse ascoltato, se quel giorno avesse lasciato che fossero i Bourreau ad occuparsi di Mina.
Sentì le proprie palpebre farsi improvvisamente pesanti. Aveva sonno, tanto sonno. A nulla valsero i tentativi di Vanitas, Noè finì con il chiudere gli occhi.
Cosa c’è Mon Chaton? Cosa turba i pensieri del mio gattino?
Il vampiro sentì una mano scompigliargli amorevolmente i capelli
«Maestro perché avete ucciso Louis?» domandò con la voce ancora impastata dal sonno
Per proteggerti. Louis era Maledetto, non avremmo potuto salvarlo.
«Sapevate dell’esistenza del Libro di Vanitas, potevamo fare un tentativo, potevo salvarlo»
Oh Mon Chaton, credi che se ci fosse stato un altro modo non lo avrei trovato?
«Avete ragione. Avete sempre badato a noi» il sorriso del nobile si allargò a quelle parole
Ora riposa e non pensare al passato, concentrati sul compito che ti ho affidato
«Non vi deluderò»
So che non lo farai
Noè si era improvvisamente addormentato tra le sue braccia, le lacrime ancora a bagnargli il volto. Da quando si conoscevano Vanitas non lo aveva mai visto tanto vulnerabile, lo avevano avvelenato, drogato, picchiato ma mai il vampiro gli era sembrato fragile come in quella situazione. Lo mise a letto per poi fuggire come era solito fare dalla finestra. Una volta sul tetto incontrò l’ultima persona che si sarebbe mai aspettato di vedere.
Dominique De Sade lo fissava con astio come se fosse un fastidioso insetto da schiacciare.
«Perché gli hai chiesto di Louis» andò dritta al punto senza inutili fronzoli e giri di parole. Era una qualità che Vanitas gli aveva sempre apprezzato. La schiettezza. Dominique era sincera, fin troppo e persone come lei erano rare da trovare, sia tra gli umani che tra i vampiri.
«Non sono affari tuoi» e gli regalò l’ennesimo sorriso di scherno
«Avete parlato con Noè della morte di mio fratello, penso che si, siano affari che mi riguardino»
«Vi ho sentito pronunciare il suo nome l’altra sera» fu la risposta di Vanitas. Non si premurò di celare il fastidio che provava nell’ammetterlo. Una parte di lui odiava assistere alle effusioni tra Noè e quella donna. Poteva sentire nelle proprie orecchie ancora i suoi gemiti di piacere alternati ai suoi: mon cheri. Non era geloso, sia ben chiaro, solo infastidito. Avrebbe potuto anche lui invitare Jeanne, lasciarle bere il proprio sangue. Dovette faticare per non immaginare Noè fare altrettanto. Chissà se i suoi morsi sarebbero stati diversi da quelli della ragazza. Scosse la testa per quell’assurdità e arrossì al solo pensiero.
«Oh oh chi l’avrebbe mai detto che sei un guardone» Vanitas abbassò lo sguardo, colto in fallo.
«Siete voi che non sapete controllarvi. Dannati vampiri. Tu hai fatto quel nome e io ho semplicemente chiesto. Non credevo che avrei finito per lo scatenare una simile reazione e ridurlo in quello stato»
Dominique tornò seria rinfoderando la propria spada, che aveva sguainato solo per fare scena, sistemandosi una ciocca di capelli dietro all’orecchio.
«Louis era mio fratello. È stato giustiziato in quanto Maledetto.»
«Sono le stesse parole che ha usato Noè»
«Allora perché mi sembra ancora di scorgere il dubbio nei tuoi occhi?»
«Semplicemente perché non credo che le cose siano andate in quel modo» la donna si avvicinò e prima che potesse accorgersene Vanitas si ritrovò di nuovo con una spada puntata alla gola;
«Non dire una parola» gli intimò. Il ragazzo alzò le braccia in segno resa
«Ho solo espresso un ragionevole dubbio. La storia di Noè fa acqua da tutte le parti. Prima mi racconta di un rifugio segreto. Se era tale allora come faceva vostro nonno a conoscerlo? E la tempistica con la quale è intervenuto, fin troppo sospetta. Conosciamo entrambi Noè e sappiamo quanto sia ingenuo, facile da ingannare. Non mi stupirebbe se...»
«Ti ho detto di smetterla» Vanitas però continuò;
«Cosa mi stai nascondendo Dominique? Cosa c’è nel passato di Noè?» la donna lo spinse via;
«Attento. Non scavare troppo nella nostra famiglia. Potresti trovare delle risposte spiacevoli. La curiosità si può pagare a caro prezzo» e detto questo gli voltò le spalle lasciando Vanitas solo con i propri pensieri.
Louis De Sade
Non avrebbe dimenticato facilmente quel nome.
La persona più importante per Noè.
***
Poco distante – in una villa nei pressi di Parigi
«Erano mesi che non passavi a trovarmi. Ti sono mancato o devo dedurre sia successo qualcosa, Domi?»
«Vanitas, l’umano a cui si accompagna Noè. Sta iniziando a fare troppe domande, lo stavo per uccidere solo per aver avuto l’ardire di fare il tuo nome» il ragazzo la afferrò per le spalle prima di chinarsi e far collidere le loro fronti. Era un gesto così semplice, intimo, come quando erano piccoli.
«Il nostro Chaton è al sicuro. Se avessi anche solo il minimo dubbio sai che non esiterei a mettermi anche contro nostro nonno per lui»
«Louis» sussurrò a pochi centimetri dalle sue labbra. Il fratello sorrise.
«So quanto sia difficile per te mantenere questo segreto soprattutto con Noè ma sai anche che ho le mie buone ragioni per volerlo»
«Si è addormentato piangendo e sussurrando il tuo nome» confessò la ragazza allontanandosi dal proprio gemello;
«Ho fatto quello che ho fatto solo per voi» lei gli sorrise;
«Bugiardo. So che l’hai fatto per lui, e ti capisco, in fondo anche io provo lo stesso.»
«Vorrei tanto tornare a quei giorni spensierati, alla nostra infanzia, ma sappiamo entrambi come non sia possibile. L’unica cosa che posso fare è proteggerlo e questo è l’unico modo» lei gli prese la mano;
«Lo so, eppure penso che vederti vivo sarebbe l’unico desiderio di Noè»
«Per il mondo Louis De Sade non è mai esistito» Dominique abbassò lo sguardo.
«Attento. Potresti arrivare a perderlo per sempre»
***
«Saremo sempre insieme vero?» Noè aveva posto quella domanda con la sua solita ingenuità mentre intrecciava l’ennesima collana di margherite. Louis, a qualche metro da lui aveva alzato gli occhi dal proprio libro solo per sbuffare;
«A volte sei davvero un bambino» il vampiro più piccolo gonfiò le guance.
«Ma io voglio vivere per sempre con te Louis» l’altro non poté fare a meno di arrossire di fronte a quelle parole. Non si sarebbe mai abituato a quella sincerità disarmante. Noè riusciva sempre a smuovere il suo animo di solito insensibile, l’aveva fatto sin dal primo giorno in cui si erano incontrati.
«Sai che non è possibile» gli fece notare
«Perché no? Sarebbe bellissimo e potrebbe venire anche Domi. Vivremo tutti e tre insieme in questa casa. Non cambierà mai nulla»
Quella visione venne sostituita da una mano sporca di sangue. Non si trovavano più in un prato fuori dalla residenza estiva dei De Sade ma nel loro rifugio. Il sogno si era trasformato in un incubo.
Noè alzò lo sguardo solo per incontrare, a pochi metri da lui, la testa mozzata di Louis abbandonata in un lago di sangue.
Saremo sempre insieme vero?
Quella favola non sembrava essere destinata ad avere un lieto fine.