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Cowt-12 - Terza Settimana - M1

Prompt: Distopia

Fandom: Bungo Stray Dogs 

Raiting: SAFE (con Angst)

Numero Parole: 7260

Note: Evangelion AU. Morti varie. Abbiamo un Misato!Dazai e Kaji!Odasaku.




Fare a pezzi il mondo è una cosa da poco.

Ricostruirlo, però, non è tanto facile.

Così come non si può far tornare indietro il tempo.

Non si può resettare il mondo né il cuore umano”

Kozo Fuyutsuki - Evangelion: 3.0 You Can (Not) Redo




Gli esseri umani sbagliano, commettono errori. Non sono creature infallibili. Sono pieni di difetti, volubili, ed emotivi. Dazai lo aveva capito sin dai tempi del Second Impact, o forse da molto prima.

Aveva solo quattordici anni Dazai Osamu, quando aveva deciso di seguire suo padre in un laboratorio di ricerca in Antartide. Ricordava di essersi lamentato per tutto il viaggio e di aver rimesso per gran parte del tragitto in mare. Il Dottor Dazai era il responsabile di quell’Operazione che nei libri di storia, un giorno, sarebbe stata ricordata come il primo passo che avrebbe portato l’umanità verso il Second Impact.

Il giovane Osamu non avrebbe mai potuto dimenticare quel giorno, il 13 settembre 2000.

L’euforia per quella spedizione era presto scemata come il suo entusiasmo di fronte alle rigide condizioni atmosferiche e il clima militare che si respirava alla base. Suo padre era tutta la sua famiglia, non lo avrebbe mai lasciato partire da solo. Si era intestardito tanto perché lo lasciasse partecipare a quell’operazione che allora gli era sembrata il primo passo verso un futuro meraviglioso. Come era ingenuo.

Quella fu la prima e ultima volta in cui una sua predizione si rivelò errata.

Quel fatidico giorno, l’equipe capitanata da Dazai senior doveva condurre l’ennesimo test su Adam, l’essere dormiente che si celava nelle profondità di quei ghiacci antartici. Avrebbero cercato di mischiare il dna dell’angelo con quello umano.

Nessuno a quel tempo avrebbe potuto prevedere l’esito di un simile esperimento. Con il senno del poi l’umanità era ancora troppo primitiva, non aveva ancora pienamente compreso quale conoscenza fosse racchiusa nei Rotoli del Mar Morto. La NERV non esisteva, sarebbe nata proprio dalle ceneri di quel fallimento e avrebbe guidato il mondo verso la propria rovina. Ougai Mori, suo futuro comandante, era presente nelle fasi iniziali del progetto ma ripartì poco prima dell’incidente. Era stata un’altra agenzia, la SEELE che, nell'ombra, aveva finanziato quell’operazione e innescato una serie di eventi che sarebbero finiti con il cambiare radicalmente, il corso della storia.

Andrà tutto bene”

Contrariamente a Osamu, suo padre era sempre stato ottimista o forse il suo atteggiamento era tutta una facciata dietro la quale nascondersi, mentre cercava di allevare da solo il ragazzino problematico che ricordava di essere stato.

C’era stato un tempo in cui Dazai aveva ritenuto quell’uomo responsabile della morte di sua madre. L’aveva sempre visto solo come uno stacanovista dedito al proprio lavoro. Una spedizione ai confini del mondo era più importante che il suo stesso figlio, per questo aveva deciso di seguirlo. Quell’immagine, che testardamente gli aveva cucito addosso, cambiò proprio in quella fredda mattina di settembre.

L’esperimento del Dottor Dazai aveva finito con il risvegliare Adam, generando un’esplosione che avrebbe sciolto le calotte polari antartiche e spostato addirittura l’asse terrestre. L’equipe riuscì miracolosamente a sottomettere Adam, limitando i danni e la completa estinzione della razza umana. Da quel momento in poi con l’innalzamento del livello dei mari, tsunami e conflitti armati, ci sarebbe stato un cambiamento radicale nella geopolitica terrestre.

Quel giorno, Dazai vide suo padre sacrificarsi davanti ai propri occhi. Nei suoi ultimi istanti quell’uomo per il quale aveva provato tanto rancore, l’aveva protetto rinchiudendolo in una capsula di salvataggio. Osamu Dazai venne salvato qualche ora dopo l’impatto. Fu il solo superstite.

Era solo un ragazzino di quattordici anni che aveva visto la morte negli occhi e desiderava poterla riabbracciare.


Fu il governo giapponese a richiedere la sua custodia, ben presto sostituito dalla neonata NERV.

Dopo un periodo di stretta osservazione, in cui aveva provato più volte a togliersi la vita, Osamu Dazai venne trasferito in un collegio privato con lo scopo di plasmare una pedina utile nel prossimo futuro. Fu il comandante Mori ad occuparsi personalmente di lui. Aveva intravisto qualcosa in quel giovane, non vi avrebbe rinunciato tanto facilmente. Gli ricordava se stesso, per questo lo voleva.

Dopo il Second Impact Dazai era diventato più cupo e ingestibile. Ogni qualvolta che chiudeva gli occhi continuava a rivedere, come in un film, le immagini della morte di suo padre. Aumentarono insieme all’insonnia dovuta a quegli incubi anche episodi di autolesionismo. Fu solo dopo l’ennesimo colloquio con Mori che ottenne il permesso di frequentare un istituto con altri ragazzi.

Cosa speravi di ottenere Dazai-kun?” aveva chiesto l’ex medico che ora comandava la NERV e che di fatto era diventato suo tutore legale.

Dazai, nel lettino d’ospedale in cui era stato ricoverato, aveva continuato ad osservare i propri polsi con aria annoiata, come se non avesse nemmeno sentito le parole di quell’uomo che da quando era entrato nella stanza, non faceva altro che osservarlo divertito, come se si trovasse di fronte ad un animale di rara bellezza.

La morte non porta a nulla” proseguì prendendo una sedia e mettendosi comodo di fronte a lui.

Mi dica una cosa, Mori-san giusto? Per cosa vale la pena vivere? Lei non ha visto ciò che ho visto io. Non ha la minima idea…”

Invece lo so benissimo. Dazai-kun perché credi che abbia insistito tanto per averti sotto la mia custodia? Per proteggerti. Sei davvero prezioso”

Penso che siamo entrambi abbastanza intelligenti per giocare a carte scoperte. Non le importa nulla di me ma delle mie conoscenze, del mio nome. Sa che potrebbe usarmi per un qualche piano, per questo ha bisogno che io viva. Non se ne farebbe nulla dell’ennesimo cadavere giusto?” Mori non si scompose. Non si era sbagliato sul conto di quel ragazzino, avrebbe avuto un ruolo nel suo piano per il perfezionamento dell’uomo.

Te lo chiederò ancora una volta, perché hai provato ad ucciderti?” Dazai sorrise ma quando Mori incrociò quello sguardo poté solo immergersi in un pozzo d’oscurità senza fine,

Non c’è nulla in questo mondo per il quale valga la pena vivere. Non lo crede anche lei?” l’uomo non replicò;

Quando potrò frequentare una scuola normale?” domandò Dazai dopo qualche minuto di silenzio tornando ad osservare il paesaggio fuori dalla finestra.

Vorresti andare a scuola?” non se lo aspettava; lo aveva preso in contropiede.

Ho quasi quindici anni, penso che dovrei frequentare i miei coetanei e non i vecchi come lei” solo allora Mori scoppiò a ridere,

Va bene” concesse.

Se sarebbe servito ad interrompere quei fastidiosi tentativi di suicidio gli avrebbe accordato quel permesso volentieri.

***

La scuola era diversa da come Dazai ricordava. Il mondo in generale dopo il Second Impact lo era. Ambientarsi non fu facile, ma i suoi compagni di studi provenivano tutti da famiglie in qualche modo legate alla NERV e il fatto di essere il figlioccio del comandante Mori lo aiutò ad inserirsi in qualche modo. In quegli anni, Dazai ebbe modo di coltivare legami interessanti. 

A quindici anni, Nakahara Chuuya, figlio di due ex spie francesi varcò la soglia della sua classe. Fu odio a prima vista. Eppure il suo legame con Chuuya sarebbe durato oltre gli anni scolastici. Quel fastidioso ragazzino francese dai capelli rossi sarebbe rimasto al suo fianco in uno dei momenti più difficili della sua vita. La sua presenza, per quanto insopportabile, lo avrebbe aiutato a rialzarsi. A quel tempo però erano solo due adolescenti troppo occupati a litigare ogni volta che finivano nella stessa stanza.

L’estate successiva fu un altro l’incontro che avrebbe cambiato per sempre la vita del giovane Dazai. Oda Sakunosuke proveniva dalla città Osaka, o da quello che ne rimaneva. Aveva qualche anno in più di lui, capelli rossi e l’aria da bravo ragazzo. La cosa che maggiormente colpì Dazai fu il fatto che Oda lo ascoltasse. Il giorno del loro primo incontro parlarono per ore. Osamu non aveva mai provato nulla di simile con nessun altro.

Oda aveva una mira infallibile e lavorava come cecchino in una squadra di supporto che per qualche settimana avrebbe soggiornato in città. Fu un incontro del tutto casuale.

Dazai si era appisolato sul portico di casa e il caso aveva voluto che il giovane Oda passasse il quel momento. Inizialmente aveva pensato che fosse morto ma poi il moro aveva sbuffato e si era risvegliato, facendolo spaventare;

“Perché tutti quei bendaggi?” aveva domandato curioso.

Dazai ricordava di aver sorriso, dopo aver visto l’espressione preoccupata del suo nuovo amico. Dopo la morte di suo padre nessuno si era mai mostrato in quel modo con lui. Per Mori-san era solo una pedina preziosa, per Chuuya un fastidioso compagno di classe e rivale. Oda anzi Odasaku era diverso. Lo aveva capito sin dal primo momento in cui aveva incrociato quello sguardo.

Dirsi addio non fu affatto facile. Dazai si sentì nuovamente abbandonato.

“Sono sicuro che ci rivedremo” era la promessa più sincera che Oda avrebbe mai potuto fargli. 

Odasaku era stato la sua prima cotta ma sarebbe arrivato a comprenderlo solo l’anno successivo, quando un suo compagno di classe dichiarò il suo amore. Dazai si trovò a rifiutarlo con una sola scusa: non era Oda. Non aveva capito quanto l’incontro con il soldato dai capelli rossi lo avesse colpito fino a quel momento, quando iniziò a pensare a lui ad ogni ora del giorno e della notte.

L’anno successivo Oda Sakunosuke tornò a Yokohama. Era estate e Dazai aveva da poco compiuto sedici anni. 

“Ho deciso di cambiare la mia vita. Non intendo più uccidere” fu la sola spiegazione che ottenne.

Non ebbe bisogno di altro.

A quattordici anni Dazai Osamu aveva desiderato di morire. Dopo essere sopravvissuto al Second Impact la vita gli pareva priva di senso, come la  creazione NERV e tutto ciò che rappresentava. Gli esseri umani avrebbero potuto continuare ad inseguire i propri sogni, combattere una guerra che per lui era persa in partenza. 

In tutto questo caos però c’era stata solo una cosa capace di dargli un minimo di sollievo, di farlo smettere completamente di pensare, di trovare pace. Ed era la presenza di Oda Sakunosuke. Aveva capito solo dopo averlo perso quanto teneva a lui. Non avrebbe commesso un’altra volta quell’errore. Non lo avrebbe più lasciato andare.

“Sei tornato” fu tutto ciò che riuscì a dire mentre la luce del tramonto incendiava i capelli rossi del giovane uomo davanti a lui. Se l’era trovato fuori dalla propria scuola, che lo aspettava come se fosse la cosa più naturale al mondo, con una sigaretta tra le labbra. Gli aveva sorriso.

“Sono tornato” confermò buttando a terra il mozzicone.

“Intendi restare?” 

“Posso farlo?” a Dazai non servì altro, fece un paio di passi prima di afferrarlo per il colletto della giacca e costringerlo ad abbassare il capo. Lo baciò davanti a tutti fregandosene degli sguardi curiosi e scioccati dei propri compagni di classe. Come delle imprecazioni di Chuuya che arrivarono alle sue orecchie come ovattati.

Odasaku era tornato e non aveva bisogno d’altro.

Quando lo lasciò andare, Oda gli sorrise. 

“Scusa” mormorò, anche se non era dispiaciuto del proprio gesto.

“Va tutto bene, anche tu mi sei mancato” continuarono a guardarsi negli occhi per quella che parve un’eternità. 

Fu Oda il primo a rompere quel silenzio, iniziando a grattarsi la testa;

“Vuoi andare a bere qualcosa?” propose improvvisamente nervoso. Dazai però scosse il capo;

“Ho un’idea migliore” e lo prese per mano.

Nonostante le lamentele e le infinite chiamate da parte di Chuuya, Dazai finì con il chiudersi per una settimana in una camera d’albergo con Odasaku. Era incapace di lasciarlo andare, incapace di separarsi da lui.

Oda Sakunosuke era stato il primo e l’unico, dopo la morte di suo padre, a trattarlo come una persona. Per Mori-san e la NERV era una pedina, utile solo per il nome che aveva ereditato e per il fatto di essere il solo sopravvissuto a quel tragico esperimento. Per Chuuya era un rivale ma, per lui come per il resto dei propri compagni di classe, sarebbe sempre rimasto il figlio di quel Dottor Dazai che in molti reputavano il vero responsabile per il Second Impact. Ovviamente erano lungi da parlarne di fronte a lui ma Dazai sapeva, poteva leggerlo nei loro sguardi. A Oda invece non era mai importato. Per certi versi il rosso era davvero troppo ingenuo, eppure non avrebbe cambiato nulla di lui. Odasaku era perfetto. 

Lo aveva portato nella camera d’albergo che da due anni era diventata la sua casa. Aveva richiuso la porta e lasciato al di fuori il resto del mondo.

Non aveva mai dormito con nessuno. Oda era stato il primo di molte cose come l’eccezione di altre. Dazai non avrebbe permesso a nessun altro di entrare nella propria vita o nel proprio letto. Oltre a calmarlo e spegnergli il cervello Odasaku gli aveva fatto brevemente tornare la voglia di vivere. 

C’era ancora qualcosa a cui aggrapparsi, un qualcosa che potesse rendere la vita degna di essere vissuta. 

Dazai avrebbe portato quei giorni nel proprio cuore per sempre. Fu come vivere in un sogno. In un mondo in cui non vi erano angeli, NERV o fine del mondo. Esistevano solo lui e Odasaku.

La mattina dopo la loro prima notte insieme, Dazai si svegliò per primo. Era da poco sorta l’alba. Era stanco e dolorante ma felice come mai avrebbe creduto di poter essere. Oda dormiva in un groviglio disordinato di coperte e cuscini. Dazai si avvicinò scostandogli qualche ciuffo di capelli dal viso. Odasaku aprì un occhio;

“Buongiorno” disse con la voce ancora impastata dal sonno;

“Giorno. Scusa non volevo svegliarti” ammise dispiaciuto. L’uomo lo tirò verso di sé, prima di baciarlo. 

“Stai bene?” domandò con una punta di apprensione. Dazai cercò nuovamente le sue labbra;

“Mai stato meglio. Vorrei che questa notte non finisse mai” Odasaku sorrise;

“Oggi hai lezione?” Il moro fu colto da un’epifania;

“Posso assentarmi per qualche giorno da scuola. Tu che programmi hai?”

“Al momento sono disoccupato. Ho un colloquio con il direttore della NERV tra una settimana” 

Si scambiarono un’occhiata d’intesa.

Dazai ignorò le telefonate di Chuuya e Mori, uscendo da quella camera solo per accompagnare Odasaku al lavoro. Se fosse stato per lui sarebbe rimasto in quel letto per sempre.

Era troppo bello perchè quell’idillo continuasse. Il Comandante Mori diede un incarico a Odasaku, facendolo ripartire il giorno dopo. Dazai pensò che l’avesse fatto apposta e che in qualche modo avesse intuito la natura della loro relazione.

“Non è un addio Osamu è solo un arrivederci” il moro però non ne sembrava convinto. Era arrabbiato, tanto che avrebbe voluto ribellarsi. Come sempre era bastata una parola e la sola presenza di Odasaku a calmarlo.

“Mori-san è tutta colpa sua”

“Non fare il bambino e niente colpi di testa. Tra poco ti diplomerai e inizierai a lavorare per la NERV, avremo tante altre occasioni per vederci. Non è la fine del mondo” Dazai storse il naso, non gli piacque per nulla quel gioco di parole.

“Stanno progettando qualcosa. Il progetto per il perfezionamento dell’uomo” ammise sottovoce, per non farsi udire da orecchie indiscrete, potevano esserci spie ovunque. Oda lo invitò a spiegarsi meglio;

“Non so i dettagli ma ho avuto modo di osservare Mori-san. Hanno qualcosa in mente. Un piano” 

“Cosa stai cercando di dirmi Dazai?”

“Vogliono scatenare un Third Impact. So che può sembrare assurdo ma è così. E’ la sola conclusione logica alla quale sono arrivato” Odasaku non si scompose. L’ipotesi del compagno si sembrava assurda, se qualcun'altro avesse detto una cosa simile gli avrebbe riso in faccia, ma non se si trattava di Dazai. Era la persona più intelligente che avesse mai incontrato, ancora di più dello stesso Mori. 

“Non hai ancora raccolto delle prove?” il moro si rabbuiò di colpo;

“No. Ho un piano. Come hai detto tu stesso tra poco mi diplomerò. Mori-san farà il possibile per avermi in qualche modo sotto la propria custodia. Sfrutteremo la cosa a nostro favore. Cercherò le informazioni contro la NERV mentre collaboro con loro”

“E’ un gioco pericoloso” gli fece notare il maggiore;

“Un tempo desideravo morire. Credevo che solo la morte avrebbe saputo dare un senso al vuoto che provavo dal giorno della morte di mio padre, o forse da prima. Io ero là. Ero in Antartide il giorno in cui avvenne il Second Impact. Ho visto la fine del mondo, eppure sono qua. Sono sopravvissuto. Ho passato un anno a tentare di suicidarmi. Non capivo perché fosse toccato proprio a me. Perché mio padre mi avesse salvato. Per la NERV sono un prezioso ostaggio, un trofeo da esibire. Voglio distruggerli Odasaku, cancellarli dalla faccia della Terra”

“Ti aiuterò” Dazai sorrise prima di baciarlo;

“Non volevo coinvolgerti nella mia guerra”

“Non lo stai facendo. Sono io che mi offro volontario. Io sono un orfano. Con il Second Impact ho avuto modo per caso di scoprire il mio talento. Sono bravo ad uccidere, questo è il mio dono e insieme la mia maledizione” Dazai gli accarezzò il volto.

“Mi dispiace Odasaku”

“Va tutto bene. Non mi fido della NERV. Indagheremo e scopriremo cosa tramano nell’ombra”

La loro relazione finì senza neppure essere iniziata al tramonto di quella giornata estiva.

Dazai avrebbe rivisto Odasaku quattro anni dopo.


In quattro anni molte cose erano cambiate. Osamu Dazai, unico sopravvissuto al Second Impact si era diplomato e come previsto aveva iniziato a lavorare per la NERV sotto il comando di Mori. Non era sotto il suo diretto controllo ma abbastanza importante da aver accesso a molte aree riservate del quartier generale. L’avevano definito Demone Prodigio per le sue incredibili capacità. Dazai era anche più intelligente di suo padre ed era finito con il diventare il pupillo dello stesso Mori.

Poi un giorno, di punto in bianco aveva ricevuto una telefonata, sarebbe dovuto andare a recuperare il figlio del Comandante alla stazione. Dazai non sapeva che Mori Ougai avesse avuto un figlio, fu una completa novità per lui. Per tutto il tempo cercò di immaginarsi l’aspetto di quel ragazzino. Ogni sua fantasia però venne delusa dalla realtà dei fatti.

Atsushi-kun non somigliava per nulla al padre. Era un moccioso fin troppo timido e sottomesso, desideroso di ottenere l’approvazione di quella figura paterna che era sempre stata assente nella sua vita. Per un attimo Dazai rivide se stesso e il rapporto che lo legava al proprio genitore. Contrariamente ad Atsushi però Dazai aveva cercato di costruirsi il proprio destino da solo. Suo padre non avrebbe approvato la metà delle sue scelte di vita. Gli venne da ridere al pensiero di Odasaku. Chissà come avrebbe reagito se avesse saputo di loro e di quella relazione che non poteva nemmeno definirsi tale.

Non aveva notizie di Oda da più di un anno. Dazai non sapeva se fosse per colpa della guerra contro gli angeli o se fosse l’ennesima interferenza provocata da Mori. Da un giorno all’altro Odasaku aveva smesso di rispondere alle sue mail, poi era arrivato il turno dei messaggi e delle telefonate. Il cellulare era sempre irraggiungibile. Così si era rassegnato. Se fosse morto lo avrebbe saputo. Aveva fatto hackerare più volte i server della NERV e il nome di Oda Sakunosuke non compariva nei comunicati delle vittime ufficiali e ufficiose. Doveva esserci un motivo.

“Dazai-san a cosa state pensando?”

Erano ancora in auto. Atsushi lo stava fissando con occhi pieni di curiosità e aspettativa. Dazai non era abituato a quell’atteggiamento così formale e sottomesso. Si era aspettato un viziato figlio di papà simile a lui, invece Atsushi gli ricordava un gattino sperduto e infreddolito. Più che un rampollo sembrava un orfano. In fondo, l’essere figli di Ougai Mori non doveva essere facile. Prese una curva forse troppo veloce e il moccioso si mise a urlare;

“Scusa se ti ho spaventato” 

“Quando potrò vedere mio padre?” domandò incerto;

“Ho l’ordine di portarti da lui. Quindi tra poco”

“Mi chiedo perché abbia chiesto di me” Dazai si voltò stupito;

“Quanti anni sono che non lo vedi?” sapeva che non erano affari suoi ma la curiosità aveva avuto la meglio. Atsushi però non sembrò farci troppo caso;

“Da quando ero un bambino. Per questo quando ho ricevuto il suo invito ne sono rimasto sorpreso"

Dazai cercò di essere il più indifferente possibile. Lui ovviamente era a conoscenza del motivo che aveva spinto il Boss a richiamare il proprio figlio. 

Atsushi avrebbe dovuto pilotare un Evangelion, l’arma definitiva che l’umanità, anzi la NERV aveva creato per combattere la guerra contro gli angeli.

Quel moccioso però era tutto fuorché un guerriero. Gli fece un’infinita tenerezza. Fu in quell’istante che un attacco improvviso di un angelo li spinse fuori strada.

In qualche modo, riuscirono a raggiungere il quartier generale. Atsushi osservava tutto con meraviglia e stupore, completamente ignaro di essere l’ennesima pedina sulla scacchiera preparata dal proprio genitore. 

Dazai lo accompagnò fino all’ufficio di Mori per poi lasciarlo sulla soglia. Notò come lo sguardo del più piccolo gli chiedesse tacitamente di restare,

“A dopo Atsushi-kun. Non preoccuparti, sono sicuro che andrà tutto bene” e lo salutò con un rapido cenno della mano.

***

Quando rivide il giovane Atsushi, il ragazzino sembrava più depresso di prima e sul punto di scoppiare in lacrime.

“Deduco ti abbia informato del perché ti abbia mandato a chiamare” l’altro annuì;

“Tra poco faremo un test per provare il tuo grado di sincronismo con l’Eva…” ma l’altro non lo stava più ascoltando;

“Perché?” continuava a ripetersi prendendo il proprio viso tra le mani.

Gli fece pena. L’ennesima creatura che Mori Ougai aveva tentato di plasmare a propria immagine. Atsushi però era diverso da suo padre, come era diverso dallo stesso Dazai. Aveva un cuore puro e fin troppo ingenuo. Era un ragazzino in una partita più grande e pericolosa di lui. Sin dal primo momento Dazai aveva capito come quella storia non sarebbe andata a finire bene.

Con l’arrivo di Atsushi in città anche gli attacchi degli angeli si intensificarono. Era una coincidenza fin troppo sospetta. Dazai però non fece nulla, si limitò come sempre a seguire gli ordini.

Era diventato il tutore legale di Atsushi e lo aveva ospitato nell’appartamento in cui si era trasferito. Con il diploma, Dazai aveva abbandonato la camera d’albergo in cui aveva condiviso quella settimana in compagnia di Odasaku. Quello sarebbe rimasto un importante ricordo della propria adolescenza, quando ci ripensava una piccola fitta gli colpiva il petto all’altezza del cuore.

Atsushi era il coinquilino perfetto. Fin troppo maturo e serio per la sua età. Tra loro sembrava essere Dazai il ragazzino. Di notte però quando era certo che nessuno potesse sentirlo, nell’oscurità della propria camera il figlio del comandante della NERV si abbandonava ad un pianto inconsolabile ascoltando la musica contenuta nel suo inseparabile walkman. Dazai avrebbe voluto fare qualcosa per lui, tirarlo su di morale. 

Inaspettatamente ricevette una telefonata dalla base. Dall’Europa sarebbe arrivato presto un altro pilota di Eva. La vera sorpresa però fu trovare Odasaku accompagnare il Child. 

Oda Sakunosuke era bello esattamente come ricordava. Si era lasciato crescere un accenno di barba, oltre che i capelli che portava raccolti in una coda bassa. Dazai dovette fare appello a tutte le proprie forze per non incantarsi a guardarlo. Decise di optare per un atteggiamento del tutto indifferente. Quando l’uomo si avvicinò a lui e Atsushi finse di non conoscerlo. 

Lasciarono i due Child sul ponte a lanciarsi insulti e si ritirarono entrambi sottocoperta. Erano su di una portaerei nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico a km da qualsiasi costa o nazione conosciuta.

“Sembra che vadano daccordo” furono le prime parole che il rosso gli rivolse una volta soli. Dazai sbuffò divertito;

“Il tuo Akutagawa-kun ha l’aria di un mastino che abbaia molto ma non morde. E’ davvero così dotato come si legge nel suo file?”

“E’ un ottimo pilota. Nessuno ha un simile grado di sincronia con l’Eva 002”

“Questo perché non hai visto i dati di Atsushi-kun” ribatté con una nota di orgoglio.

“Sembri una madre orgogliosa” Dazai gli fece la linguaccia;

“Lo sono” si trovò ad ammettere senza vergogna. Non avrebbe mai perso una sfida verbale con il proprio ex amante.

“E’ il figlio del comandante Mori vero? Com’è?” chiese il rosso dopo qualche minuto di silenzio indicando il ragazzino dai capelli argentei ancora impegnato a gesticolare sul ponte.

“Totalmente diverso dal padre. Atsushi è un bravo bambino”

“Ed ecco che torna il tuo lato materno”

Dazai storse il naso.

“Pensi mai a come sarebbe potuto essere? Tra noi?” il moro non ebbe il coraggio di voltarsi, sapeva che se lo avesse fatto non avrebbe potuto sfuggire dallo sguardo di Odasaku. Dal primo momento in cui lo aveva rivisto una parte di lui aveva solo avuto voglia di abbracciarlo e stringersi a lui. Sapeva di non poterlo fare. Oda non era più suo. Forse non lo era mai stato. Gli anni e la lontananza iniziavano a far sentire il proprio peso.

“Sono passati quattro anni” gli fece notare Dazai

“Scommetto che il piccolo Ryuu-kun vorrebbe tanto uscire con te” aggiunse solo per provocarlo;

“E’ un ragazzino”

“Ha quattordici anni. Avevo solo un anno in più di lui quando ci siamo conosciuti e sedici anni quando ho perduto la mia verginità”

Oda arrossì ma Dazai continuò;

“Abbiamo scelto quale guerra combattere. Io non l’ho dimenticato” il rosso tornò serio;

“Non l’ho dimenticato nemmeno io”

“Allora perchè non mi hai chiamato?”

“E’ stato complicato”

“Seee come no” Dazai fece per andarsene ma l’uomo lo afferrò di colpo per un braccio e lo strinse a sé. Fu come se il tempo si fosse magicamente fermato.

“L’Europa è nel caos. Non puoi capire la situazione là non è delle migliori” sussurrò a pochi centimetri dal suo orecchio;

“Potevi chiamare”

“Lo so. Mi dispiace” Dazai prese un lungo respiro;

“Siamo vicini alla resa dei conti. Da quando Mori ha richiamato suo figlio gli attacchi degli angeli in territorio giapponese si sono fatti più frequenti. C’è qualcosa che la NERV ci sta tenendo nascosto e sono intenzionato a scoprirlo” 

Oda sorrise;

“E’ questo che mi piace di te”

“Credevo che ti piacessi per il mio fisico e la mia avvenenza” sorrisero entrambi, erano vicini, molto, come non lo erano da anni. Avevano voglia di baciarsi e riprendere la loro relazione da dove l’avevano interrotta. In quel momento però i due ragazzini fecero la loro entrata in scena;

“Questo moccioso è un completo idiota. Oda-san quanto manca al quartier generale. Sono stanco di dover ancora passare il mio tempo con questo gattino”

“Dazai-san per favore lo faccia smettere”

Oda e Dazai si lanciarono un’ultima occhiata. Avrebbero dovuto rimandare ad un altro momento qualsiasi tipo di effusione.

***

Nonostante sembrassero incompatibili, una volta a bordo degli Eva, Akutagawa e Atsushi si dimostrarono essere un’accoppiata vincente. 

Secondo Dazai, Akutagawa era una spada priva di fodero e Atsushi sarebbe stato un partner perfetto per calmarlo e tenere a bada qualsiasi proposito bellicoso o vendicativo.

“Dazai-san a te piace Odasaku-san?” il moro per poco non sputò la propria birra nel sentire quella domanda di Atsushi. Pure Akutagawa smise di leggere un libro improvvisamente attratto dall’argomento della conversazione. Bastava nominare il rosso e gli si drizzavano le antenne. Entrambi erano finiti a casa del moro che aveva assunto l’incarico di loro baby sitter e tutore.

“Cosa te lo fa pensare?” chiese cercando inutilmente di darsi un tono.

“Beh quando siete insieme ecco”

“Vi spogliate con gli occhi” concluse Akutagawa facendo arrossire entrambi.

“Oda-san mi ha accennato al fatto che un tempo uscivate insieme” proseguì tranquillo il ragazzo dai capelli argentei. Dazai ingoiò a vuoto. Qualsiasi tentativo di passare per un adulto responsabile sembrava essere andato magicamente in fumo. Sentiva minata la propria autorità.

“Davvero stavano insieme?” rincarò la dose Atsushi con tutta l’ingenuità di cui disponeva.

"Sì qualche anno fa prima che Oda-san partisse per il fronte europeo. Nakahara Chuuya-kun dell’intelligence mi ha detto che sono rimasti una settimana chiusi in una camera d’albergo” Dazai si appuntò mentalmente di uccidere quella Lumaca isterica e fin troppo chiacchierona.

Chuuya aveva seguito le orme dei propri genitori ed era entrato nella NERV nel reparto servizi segreti. Aveva collaborato per qualche tempo insieme allo stesso Dazai. Li avevano soprannominati Soukoku o doppio nero. Mori-san si era più di una volta rivolto a loro con orgoglio definendoli la punta di diamante della NERV.

Poi le loro strade si erano divise ma il ricordo delle loro imprese era rimasto impresso nelle menti dell’intera organizzazione, come dei loro nemici.

Chuuya ovviamente sapeva di lui e Odasaku. Sapeva perché era presente. Aveva assistito a tutta quella storia godendo di una posizione privilegiata seppur marginale.

“In che senso una settimana chiusi in albergo?” beata ingenuità di Atsushi. Akutagawa a quel punto si chinò per sussurrare qualcosa alle orecchie del proprio partner facendolo arrossire e balbettare. 

Dazai lo avrebbe ucciso.

***

Quegli attimi di felicità e piccole parentesi di vita familiare ebbero breve durata. Come previsto da Dazai gli attacchi degli angeli erano tutti parte di uno schema volto alla creazione del Third Impact.

Era stato tutto per colpa di Mori. L’amore lo aveva reso completamente folle. A quel sentimento malato che ormai muoveva ogni mossa del comandante Dazai non avrebbe saputo dare una spiegazione. 

Ougai Mori aveva perso la persona amata. Era scomparsa qualche anno prima inseguendo quel progetto del perfezionamento dell’uomo. Lui aveva solo cercato di fare il possibile per riaverla.

Dazai arrivò a comprendere i sentimenti di Mori solo quando si trovò di fronte ad una situazione simile. Quando vide il cadavere senza vita di Odasaku.

Era successo tutto molto in fretta, troppo. La base era sotto attacco e Atsushi aveva avuto l’ennesimo momento di crisi e si rifiutava di pilotare il suo Eva. Alla fine era servita tutta la testardaggine di Akutagawa e dello stesso Dazai per spronarlo a salire a bordo del mezzo e combattere. Atsushi non era un codardo era semplicemente un ragazzino troppo puro e innocente per quella guerra. Era stato catapultato in una realtà assurda che mai avrebbe dovuto vivere. Sulle sue spalle erano stati posti pesi che nessun adolescente avrebbe mai dovuto avere. A questo andava a sommarsi il rapporto padre-figlio che cercava di instaurare con Mori. 

Dazai aveva osservato come Atsushi cercasse in ogni modo di avere l’approvazione del proprio genitore o una minima parola di apprezzamento. Ciò che riceveva invece era solo indifferenza. 

Dazai non riusciva a comprendere Mori e il suo comportamento. Non capiva come un padre potesse mostrarsi così freddamente nei confronti del suo stesso figlio. Era stato lui a richiamarlo, ma non per averlo al proprio fianco, no, per farlo combattere in una guerra che non lo riguardava. Mori Ougai aveva ridotto il proprio figlio ad una mera pedina, sarebbe stato disposto anche a sacrificarlo per la riuscita del proprio piano.

Era un folle.

Quella fatidica mattina di gennaio, Dazai aveva ricevuto una chiavetta da Odasaku. Era stata spedita per posta. Insieme ad un messaggio lasciato in segreteria;

“Questo potrebbe essere il primo e l’ultimo regalo che ti faccio”

Lì aveva capito. 

Oda sapeva che probabilmente quando Dazai avrebbe ascoltato quelle parole per lui sarebbe stato troppo tardi. Avevano giocato una partita rischiosa, quello era il prezzo che stava pagando. Avevano commesso una leggerezza, una distrazione, o forse, semplicemente, Mori Ougai era una mossa davanti a loro. Gli aveva dato scacco matto.

Si appoggiò allo stipite della porta incapace di respirare. Dazai sapeva quanto le sue previsioni potessero rivelarsi accurate, avrebbe tanto voluto sbagliarsi quella volta.

L’idea della possibile morte di Odasaku gli era inconcepibile. Gli eventi erano precipitati più in fretta di quanto si aspettasse e i continui crolli mentali di Atsushi non lo avevano aiutato. Si trovavano ad un passo dall’ultimo atto.

Dazai sapeva in cosa consisteva il folle piano di Ougai Mori. Utilizzare la lancia di Longino, ricreare le condizioni perché si verificasse un altro Impact. Quell’uomo era ancora più folle e malato di quanto avesse mai potuto immaginare. Ogni cosa però era incredibile come passasse in secondo piano se posta di fronte alla morte dell’amico.

Forse era sbagliato riferirsi ad Odasaku in quei termini ma non sapeva quale altra parola potesse usare. Non erano più amanti, forse lo erano stati per una settimana. Dazai si trovò per la prima volta in difficoltà. Lui e Oda avevano condiviso un qualcosa che difficilmente sarebbe riuscito a spiegare. La loro era stata una storia travagliata eppure, nonostante quel folle mondo in cui si erano trovati a dover vivere, ad un certo punto le loro strade si erano incontrate e le loro anime toccate.

Dazai avrebbe dato qualsiasi cosa per vederlo un'ultima volta. Baciarlo. Sentire il proprio nome sussurrato da quelle labbra.

***

Una settimana prima Odasaku gli aveva dato appuntamento fuori da una caffetteria. Non ne esistevano molte o forse era più corretto dire che ne erano sopravvissute poche dopo quel fatidico giorno di tanti anni prima. Dazai si era reso conto che non avevano mai avuto un appuntamento. C’era una nota ironica in tutta quella situazione; si trovavano ad un passo dalla fine ed entrambi erano alla disperata ricerca di un poco di normalità.

Se il Second Impact non fosse mai accaduto probabilmente non si sarebbero mai incontrati. A Dazai piaceva credere il contrario, era certo che avrebbe finito lo stesso con l’incrociare la propria strada con quella del rosso.

Avevano preso un caffè, avevano parlato, fatto una camminata in riva al mare e poi nuovamente parlato. Era questo ciò che Dazai aveva amato sin dal primo momento. Le loro interminabili conversazioni. Oda era stato il primo ad ascoltarlo veramente, e in questo modo aveva saputo comprenderlo. Vedere oltre il nome che portava e che come una spada di Damocle pesava sulla sua testa.

Gli occhi di Odasaku gli avevano sempre ricordato l’oceano. Un attimo prima potevano essere rassicuranti come una distesa d’acqua quieta e l’attimo dopo animarsi come durante una tempesta. Dazai amava quello sguardo e la sensazione di pace che gli donava.

Oda probabilmente non si rendeva nemmeno conto dell’effetto calmante che esercitava su di lui. Era come un balsamo che aveva saputo lenire le ferite del suo animo. 

Dopo aver camminato per quelli che sarebbero potuti essere chilometri e parlato per ore, Oda gli propose di andare a casa sua. Dazai accettò senza alcuna esitazione. Era stanco di continuare con quel siparietto che si svolgeva quando stavano in compagnia dei Child, di fingere quanto Odasaku fosse ormai acqua passata quando in realtà non c’era un solo minuto in cui non stesse pensando a lui.

Atsushi era stato il primo a scoprire di come in realtà lui si fosse innamorato di Oda. Era una realtà così banale che non ci era arrivato o forse aveva deciso semplicemente di ignorare. Quando il rosso gli tese la mano in quel tramonto di gennaio non ci pensò due volte prima di afferrarla.

Il sesso con Oda era sempre stato rassicurante. In quei momenti Odasaku si dimostrava un amante attento e premuroso. Sapeva di essere stato il primo per Dazai e aveva cercato di fare il possibile per rendere quell’esperienza indimenticabile. Lo era stata, sotto ogni punto di vista. 

In quella settimana Dazai si era sentito vivo per la prima volta dal giorno dell’incidente. Aveva lasciato quel letto a malincuore e, anche dopo la partenza di Odasaku, il ricordo di quei giorni tornava a tormentarlo.

Ed ora quattro anni dopo eccoli di nuovo lì. Era come la conclusione di un cerchio. Oda aveva deciso di trasferirsi nello stesso albergo in cui aveva soggiornato Dazai. La stanza non era la stessa ma il mobilio era simile come la disposizione del letto.

“E ora cosa facciamo?” aveva domandato con uno sguardo fintamente innocente. Oda si era avvicinato;

“Che ne dici di riprendere da dove ci eravamo interrotti?”

Come la loro prima volta anche quell’ultima fu intrisa di una strana malinconia. Sapevano entrambi cosa avrebbe riservato loro il futuro, eppure avevano cercato disperatamente di aggrapparsi l’un l’altro. 

Per Dazai, Oda Sakunosuke aveva rappresentato la propria salvezza, probabilmente se non lo avesse mai incontrato avrebbe finito con il diventare complice di Mori in quella follia. Avrebbe azzerato la propria conoscenza, si sarebbe lasciato avvolgere dalle tenebre che erano nate intorno al suo cuore, ne sarebbe stato soffocato.

Odasaku lo aveva salvato, in tutti i modi in cui una persona può essere salvata, anche da se stesso. 

Per questo quando si trovò ad ascoltare quelle poche parole lasciate in segreteria gli sembrò come se il mondo gli fosse letteralmente crollato addosso. Sapeva a cosa sarebbero andati incontro, ciò non rendeva la realtà più facile da accettare.

A sostenerlo nella perdita di Odasaku fu l’ultima persona che si sarebbe aspettato di avere al proprio fianco. Quando arrivò al quartier generale, Chuuya gli venne incontro a passo di marcia.

“Che cazzo avete combinato?” furono le prime parole che gli rivolse anzi che gli urlò contro;

“Non so di cosa tu stia parlando” mentì con nonchalance

“Quel tuo amico. Era una spia. Stava pianificando qualcosa contro la NERV. Dimmi solo che non sei coinvolto pure tu Sgombro” Dazai sorrise;

“Quanti anni sono che non mi chiamavi in quel modo?”

“Non lo so e non mi interessa. Voglio solo sapere che cazzo sta succedendo”

“Come sei melodrammatico. E’ solo la fine del mondo” aggiunse agitando le braccia. Chuuya alzò gli occhi al cielo.

“Quel moccioso, il figlio di Mori, che problemi ha, non sta pilotando il suo Eva. Lo stanno cercando dappertutto” il moro non potè evitare di sorridere con orgoglio;

“Atsushi è semplicemente stanco di essere solo una pedina. Vuole avere voce in capitolo. Penso ne abbia tutto il diritto”

“Ma ti ascolti quando parli?”

“L’hanno portato qui senza fornirgli nessuna spiegazione. Gli hanno detto di comandare l’Eva, di salvare la città e sconfiggere gli angeli. Suo padre, dal quale non desiderava altro che ricevere una parola gentile lo ha sempre ignorato, passando le proprie giornate cullato dai ricordi di un passato che ormai non può riavere. Atsushi sta solo cercando di trovare la propria strada, di maturare come individuo”

“E deve farlo durante l’apocalisse?” Dazai gli scoppiò a ridere in faccia;

“Non ci credo sei preoccupato per lui! Non pensavo nemmeno che vi conosceste” il membro dell’intelligence storse il naso;

“Solo perché sei diventato il suo tutore non significa che tu debba conoscere ogni singolo particolare della vita di quel moccioso. E poi senti da che pulpito, sembri sua madre” l’espressione di Dazai finì con l’addolcirsi;

“E’ strano anche per me, ma non riesco a non preoccuparmi per lui. Non concepisco il modo in cui Mori-san tratti il suo stesso figlio”

“Non sono affari nostri”

“Atsushi è una mia responsabilità. Se non è in grado di pilotare un Eva per noi potrebbe essere la fine”


Chuuya lo aveva lasciato passare, senza aggiungere altro. Quella versione di Dazai l’aveva sorpreso e non poco.

Si trovavano insieme quando il Third Impact si concluse in modo imperfetto. Quando Atsushi sembrò scatenare la fine del mondo per poi scomparire nel nulla.

Ancora una volta, dopo un simile evento nulla tornò come prima.

***

Dazai iniziò a sentirsi poco bene un paio di mesi dopo l’accaduto. Lui e alcuni fedeli compagni si erano distaccati dalla NERV e avevano iniziato a gettare le basi di una nuova organizzazione che mirava a salvare il mondo dagli angeli e non scatenare l’ennesima apocalisse.

“Hai un aspetto di merda Sgombro” ovviamente anche Chuuya era rimasto al suo fianco. La fedeltà era sempre stata una caratteristica del rosso.

“Grazie. Sono settimane che questa nausea mi da il tormento”

“Non credi sia ora di farti visitare? Non sto scherzando non hai assolutamente una bella cera. Dovresti pensarci, o vuoi forse svenire alla prossima riunione?” Non aveva tutti i torti.

Nulla avrebbe mai potuto preparare Dazai a quello che avrebbe scoperto;

“Congratulazioni. Il feto sta bene è di dieci settimane. Le nausee sono perfettamente normali come anche il senso di spossatezza" Se non fosse stato seduto, il moro era certo che sarebbe crollato a terra. Si portò una mano sul grembo.

Aspettava un bambino. Il figlio di Odasaku. 

Erano passati due mesi dalla morte dell’uomo e per la prima volta, quella sera, Dazai si abbandonò ad un pianto inconsolabile.

“So che non sono cazzi miei ma, vuoi tenerlo?” Chuuya non era riuscito a trattenersi dal porgere quella fatidica domanda;

“So quello che provavi per Oda, ma siamo nel bel mezzo di una nuova guerra. Sai meglio di me il mondo che lo aspetta”

“Una volta mi hai detto che sembravo una madre per Atsushi. Non lo sono stato, come non sono stato un padre o un fratello maggiore. Ho fallito con lui. Ora Atsushi-kun è scomparso dopo aver quasi distrutto il mondo. Questo bambino non ha colpe, merita di avere una possibilità inoltre, è tutto ciò che Odasaku mi ha lasciato. Nel suo ultimo messaggio mi aveva detto che la chiavetta usb che mi aveva consegnato sarebbe stato il suo ultimo regalo, non era vero, ne ha lasciato un altro” concluse accarezzandosi il ventre ancora piatto.

Chuuya aveva sospirato, accettando la decisione del rivale/amico. Al posto di Dazai non sapeva cosa avrebbe fatto, probabilmente lo stesso. Anche i suoi genitori si erano trovati di fronte ad una scelta simile, eppure lui era venuto al mondo. Il bambino di Oda meritava di avere una chance.

Oda Sakunosuke jr nacque a inizio estate. Fu lo stesso Chuuya a metterlo per primo tra le braccia di un esausto Dazai.

“Sei davvero sicuro di questa cazzo di scelta?” il moro aveva annuito senza esitazione.

Il piccolo era stato portato in un orfanotrofio dove sarebbe stato cresciuto.

“Non sarei stato una brava madre” fu l’unico commento di Dazai in merito. Chuuya fu in disaccordo con lui fino all’ultimo.

***

Quando Atsushi tornò nelle loro vite incontrò la freddezza dello sguardo di Dazai. Per il figlio di Mori il tempo non sembrava essere trascorso, era identico ai ricordi che il moro aveva di lui. Eppure non potevano esserci dubbi. Il Third Child era tornato e l’Eva si era risvegliato da un sonno durato quattordici anni.

Il primo pensiero di Dazai fu che Atsushi aveva la stessa età di suo figlio. Di quel bambino che aveva visto crescere da lontano e che non aveva mai avvicinato. Il giovane Sakunosuke somigliava a suo padre ma aveva ereditato lo sguardo di Dazai. Avrebbe tanto voluto che fosse il contrario. Gli mancava il blu degli occhi di Oda, quell’oceano che era stato in grado di sconvolgergli la vita. Era stata la decisione migliore, quella di tenere il proprio figlio lontano dal suo mondo. Gli aveva garantito un’infanzia normale.

Sakunosuke sapeva il nome dei propri genitori, così come il ruolo che avevano svolto in quella storia. Era orgoglioso di loro ma anche indipendente. Chuuya sosteneva che aveva preso il meglio da entrambi.

“Mi chiedo come da due idioti di simili proporzioni possa essere nato qualcuno di normale”

“Ora che Atsushi-kun è tornato  avremo presto una nuova generazione” il rosso aveva imprecato;

“Sempre che Akutagawa non lo strozzi prima” aveva aggiunto prima di scoppiare nuovamente a ridere;

“Siamo nuovamente ad un passo dalla fine vero?”

“Già ma questa volta siamo pronti. Quel ragazzino non sarà solo, combatteremo al suo fianco” mentre pronunciava quelle parole si immaginò Odasaku. Chissà se sarebbe stato fiero di lui e di ciò che aveva costruito. Chuuya si fece più vicino;

“Vada come vada non ci arrenderemo senza combattere”

“Hai perfettamente ragione, partner”


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